Julie Orringer.
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Il ponte invisibile.
Parte 3.
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Titolo originale: The invisible bridge.
Traduzione di: Cristiana Mennella e Alessandra Montrucchio.
2012. Giulio Einaudi Editore, TORINO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano 
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Il ponte invisibile.
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Indice di questa parte.
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Parte terza: Arrivi e partenze.
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21. Festa di compleanno.
22. La signorina Di Sabato.
23. Circolo sportivo Saint-Germain.
24. Il piroscafo Ile de France.
25. Il consolato ungherese.
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Fine Indice.
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PARTE TERZA.
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ARRIVI E PARTENZE.
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CAPITOLO 21.
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Festa di compleanno.
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Ai primi di dicembre madame Grard diede una festa per il
suo compleanno. Klra ricevette l'invito su un cartoncino avorio
stampato in oro; era invitato anche Andrs in qualit di suo
accompagnatore. La sera della festa Andrs indoss una camicia
candida e una cravatta di seta nera, rinfresc e spazzol il suo
smoking pi bello e lucid le scarpe che Tibor gli aveva portato
l'anno prima da Budapest. Non c'era nulla di straordinario
nel fatto che Marcelle lo avesse invitato, pens; per in effetti
sarebbe stata la prima volta che l'avrebbe rivista da quando
era andata via dal teatro Sarah-Bernhardt, nonch la prima
volta in cui lui sarebbe comparso in pubblico come futuro sposo
di Klra, fra gente che forse non lo riteneva alla sua altezza.
A fargli paura non era solo quello che avrebbero pensato gli
amici di Klra, ma quello che avrebbe pensato lei, vedendolo
per la prima volta fra i membri della sua cerchia. Quei coreografi,
quei ballerini, quei compositori che a volte le facevano
dono della loro musica: come poteva apparire lui in confronto,
se non un pivello, un ambizioso, un giovane di belle speranze?
Gli venne il dubbio che fosse l'effetto cercato da Marcelle. Ma
fu proprio Klra a distrarlo dalle sue preoccupazioni; quando
Andrs arriv in rue de Svign quella sera, fu allegra e affettuosa.
S'incamminarono per i gelidi boulevard verso il nuovo
appartamento di Marcelle nell'11 arrondissement, lungo strade
che odoravano di fumo di legna e freddo imminente. Era
incredibile che fosse quasi dicembre, un anno dal loro primo
incontro. Presto i laghetti del Bois de Vincennes e del Bois de
Boulogne si sarebbero di nuovo ghiacciati.
A casa di madame Grard vennero accolti da una ragazza in
grembiule bianco inamidato che prese in consegna i cappotti e
li accompagn in un salotto con il parquet. L'edificio risaliva
alla Belle Epoque, ma madame Grard l'aveva arredato in stile
moderno: nel salotto c'erano divani bassi di pelle nera, maschere
africane e vasi di malachite screziata su mensole di vetro.
Le tende alle finestre erano verde prato e due tavoli d'acciaio
stavano sull'attenti accanto ai divani come levrieri dalle esili
zampe. Sui tavoli c'era una coppia di Brancusi, due fiamme allungate
di marmo nero. Tanto lusso era frutto dei suoi ultimi
successi; aveva conquistato Parigi in ogni ruolo interpretato a
partire dalla Madre e aveva appena ricevuto critiche entusiastiche
per la sua Antigone al Thtre des Ambassadeurs, dove
Andrs e Forestier avevano montato un'elaborata scenografia
surrealista. Madame Grard in persona, in abito di seta verde
pallido, attravers il salotto per dare il benvenuto ad Andrs e
Klra. Li baci e, dopo lo scambio di convenevoli, accompagn
Andrs a una console nera dove veniva servito da bere.
Guarda che riuscita hai fatto, disse e gli sfior il bavero.
Sei un vero signore, ormai. Stai bene vestito elegante. Potrei
avere un terribile attacco di gelosia prima che finisca la serata.
Siete stata gentile a invitarmi, disse Andrs. Sent il proprio
tono forzatamente calmo e gli parve di scorgere un sorriso
all'angolo della bocca di madame Grard.
Sei stato gentile tu, a concedermi il piacere della tua presenza
per il mio compleanno, disse lei. E poi, in tono pi
pungente: Credo proprio che gradirai la compagnia. Il nostro
amico monsieur Novk  qui con la moglie. Sapevi che tornano
in Ungheria? Indic con la testa un angolo del salotto, dove
Novk e la moglie discorrevano con un signore dalla chioma
argentea e un foulard al collo. In effetti  rimasto di sasso
quando l'ho informato che eravate invitati anche tu e Klra.
Immagino saprai tutto...?
S, so tutto, disse Andrs. Anche se sono sicuro che vi
dispiace. Ci avreste provato pi gusto a riferirmelo di persona, o sbaglio?
Io ho solo e sempre voluto il tuo bene, disse madame Grard.
Ti avevo messo in guardia da una relazione con Klra. Devo
dire che mi ha sbalordito sapere che le cose fra voi sono diventate
cos serie. Ero certa che ti considerasse una specie di svago.
Andrs sent montare il calore sotto la pelle. E sarebbe
questa la vostra idea di svago? disse. Invitare la gente da
voi per insultarla?
Abbassa la voce, caro, disse madame Grard. Non sono
cos diabolica. Come si fa a star dietro a tutti gli intrighi amorosi
degli altri? Se avessi invitato solo gli amici che non hanno
legami complicati, non avrei potuto invitare nessuno.
Vi conosco fin troppo bene, disse Andrs. Voi non fate
niente per sbaglio.
Be', vedo che hai di me un'immagine davvero molto romantica, disse lei con evidente soddisfazione. Sei proprio
un ragazzo affascinante.
E quand' esattamente che monsieur Novak partirebbe per
l'Ungheria? chiese lui.
Madame Grard fece la sua risata sommessa e dissonante. A
gennaio, rispose. Suppongo che non sarai triste per la sua
partenza. Anche se non so bene come la prender Klra. Sono
molto intimi, capisci. Gli porse un bicchiere di whisky con
ghiaccio e volt la testa verso Klra, che si era seduta accanto
a Novk su un basso divano nero. A proposito, non state a
preoccuparvi dei commenti su di voi, sul vostro fidanzamento,
intendo. Tutti adorano le stravaganze di Klra. Io stessa trovo
questa situazione irresistibile.  come una fiaba! Guardati. Ti
ha trasformato da ranocchio in principe.
Se non c' altro, disse Andrs, porto qualcosa da bere
a Klra.
Ti conviene, disse madame Grard. Perch fra un momento
sar obbligato a portarglielo lui. Gir di nuovo gli occhi
verso il basso divano nero, dove Novk stava spiegando qualcosa
a Klra con fervore. Lei scuoteva la testa, sorridendo mestamente;
Novk sembr insistere sulle proprie ragioni e Klra
abbass lo sguardo.
Andrs le prese un bicchiere di vino e si fece largo tra un crocchio
di ospiti in abito da sera; pass vicino a Edith, la moglie di
Novk, una donna alta e bruna in abito di velluto che portava
un profumo forte al gelsomino. L'ultima volta che l'aveva vista,
quasi un anno prima al Sarah-Bernhardt, gli aveva appioppato
la borsa per cercare un fazzoletto in tasca. Senza degnarlo
di uno sguardo, come fosse stato un appendiabiti. Ora ascoltava
tutta impettita quello che un'altra invitata le bisbigliava
all'orecchio; la signora le stava chiaramente riportando l'andamento
del tte--tte fra Novk e Klra. Quando Andrs arriv
davanti al divano, monsieur Novk si alz e gli tese la mano
umida e arrossata. Aveva gli occhi infiammati, il respiro affannoso.
Esauriti i convenevoli non sembrava in grado di trovare
un argomento di conversazione.
Se ho capito bene tornerete a Budapest, disse Andrs.
Novk sorrise con manifesto sforzo. S, infatti, rispose.
Con chi far stavolta il mio pranzo al sacco? Mia moglie preferisce
la carrozza ristorante.
Probabilmente solleverete il morale di uno stupido giovanotto
in viaggio da Parigi a Budapest.
Stupidissimo, se  giovane e torna a Budapest.
Budapest  un bel posto per i giovani, ribatt Andrs.
Allora forse avresti dovuto restarci, disse Novk, chinandosi
un po' troppo su di lui; Andrs cap all'istante che era
ubriaco. Ormai anche Klra lo aveva capito, ovviamente; si alz
e pos una mano sul braccio di Novk. Nel petto di Andrs si
accese un lampo di risentimento. Se Novk voleva distruggersi,
Klra non doveva sentirsi obbligata a proteggerlo. Ma quando lei
lo supplic con lo sguardo di avere pazienza, Andrs fu costretto
a cedere. Non poteva biasimare Novk. In fondo anche lui aveva
ululato ubriaco in casa di Jzsef Hsz, solo tre mesi prima.
Monsieur Novk mi stava parlando del suo nuovo incarico
all'Opera reale ungherese, disse Klra.
Ah, s. Sono fortunati ad avervi, comment Andrs.
Be', Parigi non sentir la mia mancanza, disse Novk,
guardando Klra con sarcasmo. Questo  chiaro.
Madame Grard, che aveva attraversato la stanza per unirsi
a loro, gli prese la mano. Mancherai terribilmente a tutti, disse.  una grande perdita per noi. Una grande perdita per
me. Che cosa far senza di te? Chi animer le mie cene?
Le animerai tu, come sempre, rispose Novk.
No, ti sbagli, disse lei. Una volta ero di una timidezza
patologica. Parlavi sempre tu al mio posto. Ma forse non te lo
ricordi. Forse non ricordi che hai dovuto offrirmi bicchieri su
bicchieri di vino nel tuo ufficio, solo per convincermi a sostituire
madame Villareal-Bloch.
Ah, gi, povera Claudine, disse Novk, alzando il tono
mentre parlava. Era fantastica, e ha buttato via tutto per
quel ragazzo. Quell'addetto stampa brasiliano. Lo ha seguito
a San Paolo e quello l'ha piantata per una puttanella. Guard
Andrs furente. E lei era cos certa che fosse vero amore.
Mentre lui l'ha solo presa in giro. Vuot il bicchiere, poi and
alla finestra e guard in strada.
Un'onda di silenzio si propag da Novk al resto degli invitati;
la conversazione venne meno da un gruppetto all'altro.
Sembrava che avessero tutti assistito al dialogo fra Andrs,
Klra e Novk; era quasi come se fossero stati avvertiti della situazione
in anticipo e consigliati di fare molta attenzione. Alla
fine un'anziana signora in abito nero di Mainbocher si schiar
lievemente la gola, si fece forza con un sorso di gin e dichiar
di aver appena saputo che i quarantamila operai delle ferrovie
licenziati da monsieur Reynaud avevano indetto una manifestazione
di protesta, e che l'unica conseguenza positiva sarebbe
stata il ritardo della partenza di madame e monsieur Novk.
Oh, ma sarebbe terribile, esclam madame Novk. Mia
madre ha organizzato una festa di benvenuto, e ha gi spedito
gli inviti.
Madame Grard rise. Nessuno potrebbe mai tacciarti di
populismo, Edith, disse, e la conversazione riprese il ritmo
di prima.
A cena, Andrs dovette sedersi fra madame Novk e l'anziana
signora in abito di Mainbocher. Trovava il profumo al
gelsomino di madame Novk cos stucchevole che gli sembrava
di sentirlo in ogni piatto che gli veniva servito; mangi zuppa
di tartaruga al gelsomino, sorbetto al gelsomino, fagiano al
gelsomino. Klra era seduta vicino a Novk in fondo al tavolo,
a destra rispetto ad Andrs, dove gli era impossibile vederla in
viso. All'inizio si parl di madame Grard: della sua carriera,
del suo nuovo appartamento e della sua bellezza intramontabile.
Marcelle ascoltava con falsa modestia, l'accenno di un sorriso
compiaciuto sulla bocca. Quando si stuf di bearsi delle
adulazioni spost il discorso su Budapest, sulle sue attrattive e
le sue difficolt, su come fosse cambiata da che gli ungheresi l
presenti ci abitavano da giovani. Apriva ogni frase con Quando
avevamo l'et di monsieur Lvi. Un certo capitano Von-
qualcosa seduto di fronte ad Andrs dichiar che presto l'Europa
sarebbe entrata in guerra, che l'Ungheria avrebbe dovuto
parteciparvi e che Budapest sarebbe andata incontro a profondi
mutamenti entro la fine del decennio. Madame Novk espresse
la speranza che almeno il parco dove giocava da piccola non
fosse cambiato, perch voleva che ci giocasse anche suo figlio.
Non ho ragione? chiese al marito dall'altra parte del tavolo.
Chieder alla tata di Jnos di portarcelo appena arriviamo.
Dove, cara?
Al parco in Pozsonyi ut, sulla riva del fiume.
S, certo, disse Novk distrattamente, voltandosi di nuovo
verso Klra.
La cena termin con i formaggi e il porto, poi gli ospiti si
trasferirono in una stanza con le pareti tappezzate di cuoio, i
divani di velluto e un grammofono. Madame Grard li invit
ad aprire le danze. Spostarono i divani, misero un disco e
gli ospiti iniziarono a dondolarsi al ritmo di una nuova canzone
americana, They Can't Take That Away from Me. Monsieur
Novk prese Klra per la vita e la port al centro della stanza.
Ballavano impacciati, Klra con le mani puntellate contro
le braccia di Novk, il quale cercava di poggiarle la testa sulla
spalla. Madame Novk, volutamente incurante, ballava con il
capitano Von-qualcosa e Andrs si ritrov in coppia con l'anziana
in nero. The way you wear your hat, gli cantava la signora
all'orecchio. The ivay you sip your tea. The memory of
all that, no, they can't take that atoay from me.
Parla di un perduto amore! disse la signora, quando lui
protest di non sapere una parola d'inglese. Sembrava sentirsi
in obbligo di urlargli nell'orecchio per sovrastare la musica
e la conversazione. Lui viene separato dalla sua donna, ma
non la dimenticher mai! Non fa che sognarla! Gli ha cambiato
la vita.
Nessuno si stancava di quel disco. Madame Grard dichiar
che era la sua nuova canzone preferita. La misero quattro
volte prima di stufarsene. Andrs ball con madame Grard,
con Edith Novk e di nuovo con l'anziana signora; ma Zoltn
Novk non voleva lasciar andare Klra. Fra poco avrebbe abbandonato
Parigi per sempre; nulla poteva impedirlo, n uno
sciopero dei treni, n la minaccia della guerra, n la forza del
suo amore. Klra cercava di districarsi dal suo abbraccio, ma
ogni volta che ci provava Novk protestava cos ad alta voce
che le toccava rimanere per evitare una scenata. Alla fine, troppo
ubriaco per reggersi in piedi, Novk torn barcollando a un
divano, tergendosi la fronte con un grande fazzoletto bianco.
Madame Grard tolse il disco e annunci che stavano per servire
il dolce. Klra chiam Andrs in un corridoio.
Andiamocene, bisbigli. Non saremmo mai dovuti venire.
Dovevo immaginare che Marcelle avrebbe messo in piedi
un drammone orribile.
Andrs non se lo fece ripetere due volte. Recuperarono i
cappotti in una stanza da letto rossa e uscirono di soppiatto.
Ma Novk doveva aver sentito la mancanza di Klra e udito
l'ascensore che scendeva; o forse aveva solo deciso che il caldo
di quella stanza era insopportabile. Quando apparvero sul marciapiede,
si mise a chiamare Klra dal balcone, mentre lei si allontanava
sottobraccio ad Andrs. Lungi dal provare un senso
di trionfo, Andrs si immedesim al punto di star male. Sentiva
che avrebbe potuto benissimo essere lui quello che Klra lasciava
per sempre, quello costretto a tornare in Ungheria senza
di lei, e fu una sensazione cos violenta da costringerlo a sedersi
su una panchina con la testa fra le ginocchia. Fu una scossa
inattesa sentirla li accanto, sentire la sua mano guantata sulla
spalla. Rimasero seduti sulla panchina al freddo per quella che
sembr un'eternit, senza dire una parola.
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CAPITOLO 22.
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La signorina Di Sabato.
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In un giorno di forte vento dicembrino, la Ligue internationale
contre l'antismitisme organizz una manifestazione
di protesta contro la visita del ministro degli Esteri tedesco
a Parigi. Andrs, Polaner, Rosen e Ben Yakov si piazzarono
fuori dall'Eliseo con un serrato gruppo di dimostranti, gridando
slogan contro i governi francese e tedesco, sventolando
striscioni No all'amicizia coi fascisti, Von Ribbentrop
a casa e cantando gli inni sionisti che avevano imparato
alle riunioni della Ligue, a cui Rosen li aveva spinti a partecipare
dopo il pogrom in Germania. Quel mattino li aveva svegliati
all'alba per preparare gli striscioni. Non c'erano scuse
per starsene con le mani in mano, aveva detto tirandoli gi
dal letto, e neanche per poltrire mentre Joachim von Ribbentrop
si accingeva a firmare un trattato di non aggressione con
la Francia; era tutta opera di Bonnet, il ministro degli Esteri
francese che si era dimostrato tanto accomodante quando
Hitler aveva annesso i Sudeti. Da Rosen avevano bevuto caff
turco e preparato una decina di manifesti, col padrone di
casa che mescolava la vernice con un righello e insisteva che
tutti respirassero i fumi della rivoluzione. Andrs sapeva che
l'esibizione di Rosen era a uso e consumo pi che altro della
sua nuova copine, un'allieva infermiera sionista che aveva conosciuto
in estate. La ragazza, Shalhevet, li aveva raggiunti
quel mattino per preparare gli striscioni. Era alta e aveva uno
sguardo intenso, oltre che una struggente ciocca bianca fra i
capelli corvini; ogni tanto strizzava l'occhio ad Andrs, Polaner
e Ben Yakov, come a dire che conosceva bene Rosen e le
sue assurdit, ma lo guardava con un'ammirazione che tradiva
la profondit dei suoi sentimenti.
Sebbene avesse protestato per la levataccia, Andrs fu contento
di venir chiamato a fare qualcosa di pi concreto che
sfogliare il giornale e lamentarsi delle notizie. Mentre inalberava
il suo striscione davanti all'Eliseo, pens al giovane
Grynszpan nel carcere di Fresnes: chiss che cosa provava in
quel momento, se sapeva che la Francia quel giorno dava il
benvenuto al ministro degli Esteri tedesco. A mezzogiorno,
la limousine nera di Von Ribbentrop si ferm davanti ai cancelli
del palazzo e venne rapidamente fatta entrare. Mentre
la polizia controllava e sorvegliava con attenzione gli sbarramenti
intorno all'edificio, dentro veniva firmata la Dichiarazione
di amicizia. I manifestanti non potevano fare nulla per
impedirlo, ma avevano mostrato come la pensavano. Quando
il ministro degli Esteri ripart, la Ligue marci fino al fiume,
tra grida e canti. E al quai des Tuileries Andrs e i suoi amici
disertarono la manifestazione per concludere il pomeriggio
alla Colomba blu, dove non parlarono di politica ma del loro
argomento preferito. A quanto pareva, Ben Yakov aveva di
fronte un problema terribile: nonostante tutti i suoi sforzi, era
riuscito a risparmiare solo i due terzi del denaro che serviva
per portare a Parigi la sua fidanzata fiorentina per rapirla,
come diceva Rosen. Era essenziale fare presto; non potevano
pi aspettare. Di li a un mese la ragazza avrebbe sposato il
vecchio caprone cui i genitori l'avevano promessa.
Rosen batt un pugno sul tavolo. Alle armi, uomini, url.
Dobbiamo salvare la fanciulla dai vecchi caproni, a tutti
i costi.
Shalhevet era d'accordo. S, per favore, disse. Salvate
noi ragazze dai caproni.
Ridete, ridete pure, disse Ben Yakov.
Si chiama rendere pan per focaccia, temo, disse Polaner.
 il momento pi difficile della mia vita, confess Ben
Yakov. Non posso perdere Ilana. Sono quattro mesi che sgobbo
come un mulo per portarla qui. Giorno e notte, a scuola e in
biblioteca, per cercare di risparmiare ogni centesimo. Ho solo e
sempre pensato a lei. Le ho scritto praticamente tutti i giorni.
Mi sono mantenuto casto come un monaco.
Scusami, disse Rosen. E allora lo scorso fine settimana
al Carrousel, la sala da ballo? Che ci facevi l con Lucia, se ti
sei mantenuto casto come un monaco?
Un passo falso! Ben Yakov alz le mani al cielo. Un
addio al celibato.
Andrs scosse la testa. Lo sai che sarai un pessimo marito,
vero? disse. Dovresti aspettare qualche anno, cos ti si raffreddano
i bollenti spiriti.
Ben Yakov guard con cipiglio il bicchiere vuoto. Sono innamorato
di Ilana, disse. Non possiamo pi aspettare. Ma
mi mancano ancora mille franchi. Posso permettermi il mio biglietto
di andata e ritorno, ma non il suo.
E tuo fratello? chiese Polaner ad Andrs. Non potrebbe
darci una mano?
Tibor sarebbe arrivato di li a tre settimane per passare le vacanze
di Natale a Parigi. Erano mesi che lui e Andrs mettevano
da parte i soldi. Perfino Klra aveva contribuito al biglietto
del treno, insistendo che ne aveva tutto il diritto, in qualit di
futura cognata. Non gli far cedere il suo biglietto, disse
Andrs. Neanche per la fidanzata di Ben Yakov.
Mica dovrebbe cederglielo, disse Rosen. Ben Yakov
pu comprare il biglietto per Ilana, se a lui non ne serve uno. E
poi Tibor pu farle da scorta. Dovrebbe solo andare a Firenze.
Ben Yakov si alz. Si port le mani alla testa. Sei un genio, esclam. Ossignore. Sarebbe perfetto. Non coster certo
una fortuna, andare da Modena a Firenze.
Un attimo, intervenne Andrs. Tibor non ha detto che
va bene, e nemmeno io. Come dovrebbe funzionare, questa cosa?
Lui va a Firenze e fa la fuga d'amore con lei al posto tuo?
Si trovano alla stazione e partono insieme, disse Rosen.
Giusto, Ben Yakov? Tibor dovrebbe solo presentarsi a Firenze,
tutto l.
Ma quando Ilana arriva qua? chiese Andrs. Non 
che pu scendere dal treno e sposarti subito. Dove la metti
prima del matrimonio?
Ben Yakov aveva lo sguardo fisso. Da me,  chiaro.
Ricordati che  ortodossa.
Le do la mia stanza. E io mi trasferisco da uno di voi.
Da me no, disse Rosen, lanciando uno sguardo a Shalhevet.
Se Shalhevet sta da te, propose Ben Yakov, Ilana pu
stare da lei.
E la lasci tutta sola in un dormitorio? disse Shalhevet.
Le verr una tristezza terribile.
Be', che dovrei fare? disse Ben Yakov.
E Klra? disse Polaner. Ilana potrebbe stare da lei?
Andrs appoggi il mento su una mano. Non lo so, rispose.
Sta montando il saggio invernale. E il periodo dell'anno
in cui ha pi lavoro. E anche se non lo disse ad alta voce,
c'erano aspetti di quella situazione che a Klra non sarebbero
piaciuti, e lui lo sapeva. Che cosa c'entravano loro col tentativo
di portare in Francia la fidanzata di Ben Yakov, un notorio mascalzone?
Quella ragazza scappava di casa per venire a Parigi;
era cresciuta a Firenze in una comunit sefardita molto coesa,
e aveva solo diciannove anni. Una cosa era coinvolgere Tibor,
un'altra pretendere la complicit di Klra.
Polaner guardava Andrs con aria preoccupata. Che c'? chiese.
Non ne sono sicuro. Di colpo ho un mucchio di dubbi su
tutta questa storia.
Per favore, implor Ben Yakov, mettendogli una mano
sulla spalla. Ti prego. Se c' uno che pu capire la mia situazione
meglio degli altri, sei tu. Hai lottato per un anno intero,
e adesso sei felice. Non puoi aiutarmi? D'accordo, non sono
sempre stato uno stinco di santo, ma sai che lavoro come uno
schiavo da quando sono tornato da Firenze. Ce la sto mettendo
tutta per portare qui Ilana.
Andrs sospir e pos una mano su quella di Ben Yakov. Va
bene, concluse. Scriver a Tibor. E ne parler con Klra.
Modena, 12 dicembre 1938.
Andrska,
considero un onore la richiesta di accompagnare a Parigi la
futura madame Ben Yakov. Sono felice di rendermi utile a
qualunque tuo amico. Per i genitori di quella ragazza mi
fanno pena. Che cosa penseranno, quando scopriranno che
se n' andata? Spero che Ben Yakov possa riconciliarsi con
loro al pi presto, il fascino per riuscirci non gli manca. Per
favore, digli di telegrafarmi quale treno prende la signorina
Di Sabato, cos ci troveremo alla stazione di Firenze.
Quanto a me, sono prontissimo a impigrire per qualche
settimana con te nella tua citt tanto egoista. Sono stanco
morto. A Medicina nessuno ti avvisa che potresti contrarre
le malattie che studi. Spero di guarire a suon di dormite, di
vino e della tua compagnia.
Il manuale di anatomia di madame Morgenstern continua
a essermi utile. Le sono eterno debitore per quel dono. Per,
per piacere, dille di non farmi pi certi regali in futuro!
Quando i miei amici vedono che ho un libro cos bello, sopravvalutano
la mia ricchezza e si aspettano che gli offra la
cena. Di questo passo finir presto sul lastrico.
Nel frattempo, sono sempre
il tuo squattrinato fratello,
Tibor
Andrs port la lettera a Klra e le chiese aiuto. Ci and con
Franois Ben Yakov, che ancora non la conosceva e che per
l'occasione si era messo una giacca nera di lana pregiata e una
cravatta rossa a fiordalisi grossi come chicchi d'orzo. Mentre il
suo amico prendeva le mani di Klra e invocava comprensione,
fissandola con quegli occhi scuri da divo del cinema, Andrs ebbe
quasi il dubbio che Klra sarebbe caduta sotto l'incantesimo
che Ben Yakov sembrava gettare su ogni donna che incontrava.
Per lo meno ne rimase abbastanza stregata da accettare di aiutarlo;
gli permise di baciarle la mano e di definirla un angelo.
Quando Ben Yakov se ne and, lasciandoli soli, scoppi a ridere
e disse che capiva come mai quel giovanotto facesse tanti
danni tra le ragazze.
Non scapperai con lui prima che arrivi la sposa, spero, insinu
Andrs. Avvicin una sedia al fuoco per Klra e si sedettero
a guardare le braci che ardevano lente.
Figurati, disse lei con un sorriso. Ma poi si fece seria e
incroci le braccia sul petto. Condivido le riserve di Tibor,
per. Vorrei che quella ragazza non dovesse scappare. Ben Yakov
proprio non poteva fare un tentativo con il padre?
E tu permetteresti a tua figlia di sposare Franois Ben Yakov?
Soprattutto se l'avessi educata come ebrea osservante? Temo
che Ben Yakov non avesse affatto torto, quando  arrivato alla
conclusione che dovevano farlo in segreto.
Klra sospir. Che ne penser mia figlia?
Penser che sua madre  una persona comprensiva e indulgente.
Anche troppo comprensiva, disse Klra. E anche Elisabet
capir. Molto probabilmente, questa fiorentina  un'anima
in pena. Cerca di sfuggire al destino che i genitori le hanno
scelto. Ecco perch crede di essersi innamorata del tuo amico.
Deve avere una volont di ferro, se  pronta ad abbandonare
la famiglia per lui.
Eccome, disse Andrs. Ed  innamorata. A quanto racconta
Ben Yakov, Ilana desidera venire qui sopra ogni altra cosa.
E lo desidera anche lui.
Potr farla felice, secondo te?
Andrs osserv il fuoco, il calore che saliva dalle braci. Far
del suo meglio. E un brav'uomo.
Lo spero, concluse lei. Lo spero tanto.
La sera dell'arrivo di Tibor e Ilana andarono tutti alla stazione
ad aspettare il treno. Si fermarono in gruppo sulla banchina,
Andrs e Klra, Polaner, Rosen e Shalhevet, mentre Ben Yakov
andava su e gi a poca distanza; in mano stringeva un mazzo di
viole per la signorina Di Sabato. Le viole costavano un occhio della
testa, in inverno, ma lui era stato irremovibile e le aveva comprate.
Erano i fiori che le aveva regalato al loro primo incontro.
Fu Shalhevet a scorgere il treno, la macchia luminosa in fondo
ai binari. Udirono il fischio gutturale, le note da contralto,
e si accalcarono con gli altri parigini venuti a prendere gli ospiti
per le vacanze. Il convoglio entr in stazione con uno sbuffo
di vapore, e quando si ferm la folla si avvicin ancora di pi.
Dopo un'attesa esasperante, gli sportelli si aprirono con il loro
schiocco metallico e i controllori gallonati saltarono sulla banchina.
Tutti fecero un passo indietro e aspettarono.
Tibor fu tra i primi a comparire. Andrs lo vide sulla porta
di un vagone di terza classe, l'espressione ansiosa e stanca;
reggeva una cappelliera verde chiaro e un elegante ombrello da
donna. Si scost per far passare una ragazza con una lunga treccia
scura, che si ferm sul predellino a scrutare la folla.
 lei, grid Ben Yakov da sopra la spalla. E Ilana! La
chiam e sventol il mazzetto di viole. E la ragazza si abbandon
a un sorriso preoccupato, cos bello che Andrs rischi di
innamorarsene. Ilana scese dal predellino e and incontro a Ben
Yakov, ma invece di corrergli tra le braccia si ferm e prese a
sciorinare una fiumana di parole italiane veloci e insistenti mentre
indicava il treno. Andrs si chiese come facesse Ben Yakov
a resistere senza abbracciarla; s'impensier per un attimo, poi
ricord che l'osservanza di Ilana lo proibiva. Ben Yakov non
l'avrebbe toccata finch non le avesse messo l'anello al dito il
giorno delle nozze. Ma Ilana lev su di lui uno sguardo pi intimo
di un abbraccio e, quando Ben Yakov le diede le viole, gli
regal lo stesso sorriso di prima.
Tibor aveva seguito la signorina Di Sabato lungo la banchina;
pos la cappelliera ai suoi piedi appoggiandoci l'ombrello.
Ilana lo ringrazi brevemente e lui rispose con voce sommessa,
senza guardarla negli occhi. Poi pass un braccio intorno alle
spalle di Andrs e avvicin la bocca al suo orecchio.
Congratulazioni, fratellino, gli disse.
Falle a Ben Yakov, le congratulazioni! disse Andrs. 
lui lo sposo.
Adesso  lui, ma il prossimo sei tu. Dov' la tua fidanzata?
Tibor raggiunse Klra, la baci sulle guance e l'abbracci.
Non ho mai avuto una sorella, le disse. Dovrai insegnarmi
a comportarmi da bravo fratello con te.
Cominci bene, disse Klra. Eccoti qua, direttamente
da Modena.
Ho paura che stasera non sar una gran compagnia, disse
Tibor. Pos una mano sulla manica di Andrs. Ho un brutto
mal di testa. Non credo di essere in condizione di festeggiare,
al momento. In effetti sembrava sfinito; si tolse gli occhiali e
si stropicci le palpebre con due dita prima di salutare gli altri.
Strinse la mano a Ben Yakov, diede a Polaner una cordiale pacca
sulla spalla, disse a Rosen che era un piacere vederlo insieme
a una donna cos adorabile. Poi prese il fratello in disparte.
Portami a dormire, lo preg. Sono a pezzi. Mi sto ammalando,
temo.
Certo, acconsent Andrs. Prendiamo le tue valigie e
andiamo. In origine, il programma prevedeva di accompagnare
la signorina Di Sabato a casa Morgenstern e aspettare che si
sistemasse, ma Klra insistette che poteva farcela da sola. Non
c'era granch da portare: oltre alla cappelliera, la signorina Di
Sabato aveva un bauletto e una cassa di legno, e quelle cose, insieme
all'ombrello elegante, costituivano tutti i suoi averi. Portarono
i bagagli sul marciapiede e Ben Yakov chiam un taxi.
Tenne la portiera alla signorina Di Sabato e la fece salire; per
rispetto del suo pudore, fece salire Klra vicino a lei. Poi, salutando
gli altri, s'infil nel taxi e chiuse la portiera.
Rosen e Shalhevet rimasero sul marciapiede con Andrs e suo
fratello. Venite a bere qualcosa? chiese Rosen.
Tibor si scus nel suo francese sicuro ma ridotto all'osso, e
Shalhevet e Rosen si affrettarono a dirgli che capivano. Andrs
chiam un altro taxi. Aveva pensato di andare a piedi,
ma sembrava che Tibor potesse accasciarsi da un momento
all'altro. Per tutto il tragitto fino a rue des coles rest in
silenzio; del viaggio disse solo che era stato lungo e che per
fortuna era finito.
Scesero dal taxi e portarono dentro i bagagli. Il tempo di arrivare
in cima alle scale, e Tibor aveva il fiatone e si sorreggeva
alla parete. Andrs apr in fretta e furia la porta. Suo fratello
entr e si stese sul letto, senza nemmeno sfilarsi le scarpe o il
cappotto, con un braccio sugli occhi.
Tibor, chiese Andrs, che cosa posso fare? Vado in farmacia?
Vuoi bere qualcosa?
Tibor scalci via le scarpe, facendole cadere a terra, poi si
gir su un fianco in posizione fetale. Andrs si avvicin al letto
e si chin su di lui. Gli tocc la fronte: asciutta e calda. Tibor
si copr con la trapunta, scosso dai brividi.
Ti sei ammalato, disse Andrs, posandogli una mano sulla
spalla.
Un raffreddore. E tutta la settimana che ce l'ho in incubazione.
Ho solo bisogno di dormire.
Un istante dopo scivol nel sonno, e continu a dormire mentre
Andrs gli toglieva il cappotto, lo spogliava e gli metteva un
panno freddo sulla fronte. Verso mezzanotte la febbre si abbass
e Tibor si liber delle coperte, ma presto gli tornarono i
brividi. Si svegli e disse ad Andrs di prendergli l'aspirina in
valigia. Andrs gliela diede, poi lo copr con tutte le coperte, le
giacche e i cappotti a disposizione. Alla fine Tibor si gir su un
fianco e si addorment. Andrs srotol il materasso che si era
fatto prestare dalla portinaia e lo stese accanto al fuoco, ma si
accorse di non poter dormire. And su e gi per la stanza, controllando
Tibor ogni mezz'ora finch non ebbe la fronte fresca
e il respiro pi profondo. Allora si sdrai vestito sul materasso
in prestito; non voleva togliere le coperte al fratello.
La mattina fu Tibor a svegliarsi per primo. Quando Andrs
apr gli occhi, aveva gi preparato il t e tostato qualche fetta
di pane. A un certo punto della notte doveva avergli messo addosso
una coperta. Adesso sedeva sulla poltrona di velluto arancione,
si era lavato e sbarbato e indossava la vestaglia di Andrs
mentre mangiava pane e marmellata. Di quando in quando si
soffiava rumorosamente il naso in un fazzoletto.
Bene, disse Andrs dal materasso sul pavimento. Sei
vivo.
Per  meglio se non mi stai vicino. Ho ancora la febbre.
Troppo tardi. Ti ho curato tutta la notte. Si tir a sedere
e si pass le mani nei capelli, che gli rimasero dritti in testa.
Tibor sorrise. Stai benissimo cos, fratello.
Grazie, fratello. Come ti senti stamattina? Un po' meglio?
Meglio di come mi sentivo in treno. Tibor abbass gli occhi
sulla tazza di t. La signorina Di Sabato mi avr senz'altro
considerato un'ottima compagnia.
Sembrava di buon umore, quando siete arrivati.
Ha avuto un momentaccio appena abbiamo lasciato Firenze,
ma nel complesso  stata coraggiosa.
L'audacia degli innamorati, disse Andrs.
Tibor annu, girando la tazza sul piattino. Di' un po', cominci.
Che tipo  questo Ben Yakov?
L'hai conosciuto, rispose Andrs, scrollando le spalle.
 un bravo ragazzo.
 il massimo che sai dire di lui?
No, in fondo. Ad Andrs venne in mente la chiacchierata al
capezzale di Polaner dopo l'aggressione. Era stato Ben Yakov
a costringere entrambi ad affrontare il fatto che conoscevano
ben poco l'amico ed era difficile che Polaner scegliesse di confidarsi
con uno di loro.  un buon amico, disse. Va bene
a scuola. Piace alle donne. Non  stato sempre onesto con loro,
ma su Ilana  sincero al cento per cento.
Ilana mi ha raccontato come si sono conosciuti, disse Tibor.
 stato al mercato. Lei ci era andata con un'amica. Aveva
appena comprato due polli vivi, e a un certo punto quelli rompono
la gabbia, scappano, si infilano in un vicolo e corrono nel giardino
di non so chi. Ben Yakov li cattura, aggiusta la gabbia con il fil di
ferro e ce li rimette dentro. Poi insiste per portarglieli fino a casa.
Due polli in fuga, scherz Andrs. Un inizio romanticissimo.
Dopodich lui ha cominciato ad andarla a trovare di nascosto, disse Tibor.
Ovvio. Ha sempre avuto il gusto del melodrammatico.
E c'era il problema della famiglia, che aveva altri progetti
per lei. Ma non mi sembra che Ben Yakov si sia comportato
con onore, tu che dici? Avrebbe dovuto dichiarare le proprie
intenzioni al padre di Ilana e farsi valere.
Andrs fece una mezza risata.  esattamente quello che ha
detto Klra, quasi parola per parola.
Tibor aggrott le sopracciglia e pos la tazza sul tavolo. Intrecci
le dita sul petto, guardando il cielo grigio e i pennacchi
di fumo che si alzavano dal camino e svanivano nel vuoto.
Quella ragazza ha diciannove anni, disse. Ho visto il suo
passaporto. Li ha compiuti la settimana scorsa. E indovina un
po'? Ha una voglia sul collo a forma di uccello.
Che uccello? chiese Andrs. Un pollo?
Tibor scoppi in una grande, incontrollabile risata che lo fece
tossire. Si pieg in avanti, coprendosi la bocca con il fazzoletto.
Quando si raddrizz, dovette asciugarsi gli occhi con la
manica e finire il t, prima di riuscire ad articolare una frase.
Che ti parlo a fare? disse.
Mi sa che hai preso l'abitudine anni fa e non l'hai mai abbandonata.
Comunque abbiamo cose pi importanti da discutere. Il tuo
fidanzamento con madame Morgenstern, per esempio.
Ah s. Per qualche miracolo, Klra Morgenstern ha accettato
di diventare mia moglie.
Quindi sarai anche il primo di noi tre a sposarsi.
A meno che non caschi il mondo entro l'estate prossima.
Una possibilit concreta, per come stanno le cose al momento, disse Tibor.
Ma se non succede, Klra diventer madame Lvi.
E la sua storia segreta?
Andrs si era rifiutato di parlargliene per lettera, dicendo
che avrebbero affrontato l'argomento la prima volta che Tibor
fosse andato a trovarlo; gli era tornata in mente la prudenza
della vecchia signora Hsz e aveva deciso che non era il caso di
informarlo per posta. Ora raggiunse il fratello al piccolo tavolo
e gli raccont la storia dall'inizio alla fine, avendone ricevuto
il permesso da Klra. Quando ebbe concluso, Tibor lo guard
a lungo, in un silenzio attonito.
Che orrore, comment infine. Tutto quanto. E adesso
Klra  in esilio.
E c' il nostro problema, aggiunse Andrs. Che si direbbe
insolubile.
Hai scritto ad anya e apa, vero? Gli hai almeno detto che
ti sei fidanzato?
Non ne ho avuto il coraggio. Probabilmente perch spero
che la situazione cambi.
Ma come, se non c' prescrizione?
Non ne ho idea, lo confesso. Finch dura, condivider il
suo esilio.
Ah, Andrska, disse Tibor. Fratellino.
Mi avevi avvertito, ammise Andrs.
E tu non mi hai dato retta, naturalmente. Si chin a tossire
nel pugno. Non dovrei rimanere in piedi cos tanto. Dovrei
starmene a letto. E soprattutto non dovrei dare consigli
sentimentali a nessuno. Che cosa so del cuore? Che  un organo
con quattro cavit e che il suo scopo  pompare il sangue. Ventricolo
sinistro, ventricolo destro, atrio sinistro, atrio destro e
le valvole: tricuspide, mitrale, polmonare e aortica Toss di
nuovo. Ah, rimettimi a letto e lasciami dormire. E non darmi
altre brutte notizie, quando mi sveglio.
Il giorno dopo, visto che stava abbastanza bene da uscire,
Tibor sugger di andare a trovare la signorina Di Sabato; per
assicurarsi che si fosse sistemata bene, disse, e per restituirle
il libro che gli aveva prestato in treno: una vecchia e bellissima
edizione della Divina Commedia, rilegata in cuoio lavorato.
Quando Andrs si dichiar stupito che la signorina Di Sabato
leggesse Dante, Tibor la defin la ragazza pi colta che avesse
mai conosciuto. A dodici anni aveva iniziato a frequentare
in segreto la biblioteca vicino a casa, nel quartiere ebraico. La
Divina Commedia apparteneva a quella biblioteca; Tibor fece
vedere ad Andrs il timbro sul dorso. Ilana non intendeva rubarla,
ma facendo i bagagli si era resa conto che se l'avesse lasciata
a casa i genitori avrebbero scoperto che si era iscritta di
nascosto al prestito bibliotecario. Lo aveva raccontato a Tibor
in treno, ridendo amaramente di s: fuggiva a Parigi per andare
a sposarsi, e ad angosciarla era il pensiero che i suoi si scandalizzassero
perch aveva preso in prestito alcuni libri in una
biblioteca laica.
Da Klra trovarono la signorina Di Sabato impegnata a fare
l'orlo al proprio abito da sposa, in seta color avorio. Klra le
sedeva accanto sul divano e stava bordando il velo con una striscia
sottile di merletto. Elisabet, di solito poco interessata a ci
che facevano gli altri, studiava un libro di torte nuziali; rivolse
a Tibor un'occhiata di blanda curiosit e gli fece un cenno di
saluto dalla sedia. Ilana di Sabato, invece, balz in piedi appena
lo vide, e il vestito avorio che aveva in grembo cadde a terra.
Ah, Tibor! esclam, per poi aggiungere alcune rapide parole
in italiano e sorridergli con gratitudine, indicando il libro
della biblioteca.
Hai riportato il libro, disse Klra. Ilana mi raccontava
di avertelo prestato. Questo almeno l'ho capito. Ce la caviamo,
fra le mie tre parole di italiano e le sue tre parole di francese.
E che cosa ne pensa di Parigi, la signorina Di Sabato? chiese Andrs.
Le piace moltissimo, rispose Klra. Stamattina abbiamo
fatto una passeggiata alle Tuileries.
Io sono sicura che le fa schifo, rispose Elisabet senza sollevare
gli occhi dal libro di torte.  gelida e lugubre. Sono
sicura che vuole tornarsene a Firenze.
La signorina Di Sabato le rivolse uno sguardo interrogativo.
Tibor tradusse; Ilana scosse la testa e ribatt con forza.
Non le fa schifo per niente, ribatt Tibor.
Dalle un po' di tempo e vedrai, disse Elisabet.  deprimente,
in dicembre.
Klra mise gi il velo da sposa e dichiar che aveva voglia di
un t. Mi dai una mano con il vassoio? domand ad Andrs.
Lui la segu in cucina, dove sul tavolo erano aperti diversi ricettari,
e tocc una pagina che ritraeva un pesce intero ricoperto
di sottili fette di limone.
Quand' il matrimonio? si inform.
Domenica prossima, disse Klra. Ben Yakov l'ha organizzato
insieme al rabbino. I suoi vengono in treno da Rouen.
E dopo, il banchetto lo facciamo qui.
Klrika, disse Andrs, prendendola per la vita e girandola
verso di s. Nessuno voleva accollarti un banchetto di nozze.
Lei gli pass le braccia intorno al collo. Se la meritano, un
po' di festa.
Ma  troppo. Tu devi pensare al saggio.
Ci tengo, disse lei. Forse ho giudicato troppo in fretta,
quando ne abbiamo parlato. Alla fin fine, il tuo amico sembra
sapere che cos' l'amore. E probabilmente mi aspettavo che la
signorina Di Sabato fosse diversa.
Diversa come?
Meno sicura, forse. Meno matura. Forse anche meno intelligente,
e questo dovrebbe dirtela lunga sulla ristrettezza delle
mie vedute. Mi ritengo ebrea, per quanto non proprio osservante,
ma gli osservanti veri li considero arretrati e miopi. Una
prova della mia ignoranza, suppongo.
E Ben Yakov? Si  fatto vivo?
Ha passato con noi quasi tutto lo shabbos, disse Klra. 
stato gentilissimo e rispettosissimo, anche se un po' ansioso. Stamattina
ha portato il rabbino a conoscere la fidanzata, e hanno
organizzato il matrimonio dal primo all'ultimo dettaglio. E poi,
in privato, mi ha pregata di avvisarlo se Ilana mi sembrava triste.
E tu cos'hai risposto?
Klra dispose le tazze e i piattini su un vassoio blu. Gli ho
risposto che la vedevo bene, date le circostanze. So che le mancano
i genitori. Mi ha mostrato una foto e si  messa a piangere.
Ma non credo sia pentita della sua scelta. Riemp un filtro di
t e lo immerse nella teiera. Naturalmente Elisabet ha fatto
la difficile. E gelosa. Ho il terrore che scappi da un momento
all'altro per sposare il suo americano. Ma stamattina mi ha
detto che vuole fare la torta, ed  gi qualcosa. Scosse la testa
e rivolse ad Andrs un sorrisetto ironico. E tuo fratello?
Sta bene? Mi sono preoccupata quando non siete venuti ieri.
Prima di rispondere, lui fece una pausa, accarezzando il bordo
del vassoio.  stanco morto. Troppo lavoro. Ed  stato male,
niente di serio. Ha quasi sempre dormito, e da sveglio scottava
sotto i miei fazzoletti che sembrava un incendio. Alz gli occhi
su Klra.  in ansia per noi. Ieri gli ho raccontato tutto.
Lei abbass lo sguardo. Gli dispiace che ci siamo fidanzati?
Oh, no. Gli dispiace per quello che ti  successo. E gli dispiace
che tu non possa tornare a casa dalla tua famiglia.
Andrs tocc il manico di una tazza, e per la prima volta not
che il disegno su quelle fragili porcellane era pressoch identico
alla decorazione delle porcellane della madre di Klra. Ovviamente
lo preoccupa come la prenderanno i nostri genitori.
Ma non  contrario al fidanzamento. Sa che cosa provo per te.
Klra lo abbracci con un sospiro. Non volevo darti questo
dolore.
Smettila subito, disse lui, e le baci le palpebre.
Quando tornarono in salotto, Elisabet sedeva allo scrittoio
della madre a compilare la lista degli ingredienti per la torta,
mentre Tibor era sul divano accanto alla signorina Di Sabato
e le parlava fitto fitto in italiano. Stava chino su di lei, con gli
occhi fissi nei suoi, le mani tremanti sulle ginocchia. La signorina
Di Sabato scosse la testa una prima volta, poi una seconda
ancora pi energicamente mentre si piegava sul cucito. Infine
piant l'ago nella seta color avorio e guard Tibor con quella
che sembrava costernazione.
Mi dispiace, disse. Mi dispiace tanto. NOTA: in italiano nel testo. FINE NOTA.
Tibor si raddrizz e si sfreg la faccia con le mani. Lanci
un'occhiata al vassoio del t, all'orologio sul camino e infine ad
Andrs. A che ora ti aspettano in laboratorio? domand.
Nessuno aspettava Andrs a una data ora, come Tibor sapeva:
era domenica, e se andava in laboratorio era solo perch
aveva bisogno di lavorare. Ma suo fratello lo fissava con una tale
concentrazione che Andrs comprese di dover dare una risposta
precisa su quanto pensavano ancora di trattenersi da Klra.
Tra mezz'ora, disse. Ho appuntamento con Polaner.
Mezz'ora! esclam Klra. Potevi dirmelo. Non c'
tempo per il t.
S, dobbiamo andare, temo, disse Tibor. Ringrazi Klra
per la sua gentilezza ed espresse la speranza di rivederla presto.
Mentre si infilavano i cappotti in corridoio, Andrs si domand
se la signorina Di Sabato li avrebbe lasciati uscire senza salutarli.
Un attimo prima che scendessero a piano terra, per, lei
apparve in corridoio con una mano sul petto, come se tentasse
di calmare il batticuore. Si ferm di fronte a Tibor e gli rivolse
poche frasi in un italiano cos accorato e insistente da far
credere ad Andrs che sarebbe scoppiata in lacrime. Tibor le
diede una risposta inintelligibile e prese le scale.
Di cosa parlavate? chiese Andrs una volta in strada.
Che cosa ti ha detto?
Mi ha ringraziato per il libro, rispose il fratello, e si rifiut
di aggiungere altro per tutto il percorso fino all'cole Spciale.
Ben Yakov spos la sua fidanzata fiorentina nel giorno pi
freddo dell'anno. Una bruma fina e gelata cadeva fuori dalla
Synagogue de la Victoire; la signorina Di Sabato, col suo abito
di seta bianca e il velo color ghiaccio, sembrava vestita d'aria invernale
condensata. All'interno per la sinagoga era afosa, tanto
che Andrs avvert il calore emanato dal corpo della sposa che
entrava sotto il baldacchino nuziale. I lineamenti erano nascosti
dagli strati del velo, ma lui si accorse che le tremavano le mani
mentre compiva i sette giri intorno a Ben Yakov. Scambi uno
sguardo con Rosen e Polaner, che reggevano come lui un'asta
del baldacchino; il quarto e ultimo portatore del baldacchino era
Tibor. Ben Yakov era splendido in abito da sposo; cos come il
talled, anche il kittei era bianco candido a fungere da memento
mori. Un giorno, sarebbe servito da sudario. Dopo che il rabbino
ebbe benedetto il vino, Ben Yakov infil l'anello al dito di
Ilana e dichiar che gli era consacrata secondo le leggi di Mos
e di Israele. Come voleva l'usanza, Ilana rest in silenzio sotto
il velo e gli diede l'anello solo alla fine della cerimonia. Gli zii
e i nonni maschi di Ben Yakov furono chiamati sotto il baldacchino
nuziale a recitare le sette benedizioni. Andrs sent crescere
la tensione nel santuario mentre quegli uomini parlavano,
avvert come un'impennata della pressione atmosferica; sotto
la solennit dei termini ebraici, percepiva la consapevolezza da
parte della congregazione che si trattava di una fuga d'amore,
di un atto di ribellione da parte della sposa. E avvertiva anche
qualcos'altro, un oscuro presentimento: di fronte a loro c'era
una vergine che non lo sarebbe rimasta a lungo.
Quando zii e grands-pres ebbero parlato a turno e al vino
fu data una seconda benedizione, Ben Yakov ruppe un bicchiere
col tallone. La sposa finalmente alz il velo, come spaventata
da quel rumore, e il gruppetto di ospiti inton Siman
Tov u'Mazal Tov. Quindi si recarono tutti in rue de Svign
per il banchetto.
In sala da pranzo c'erano filetto di salmone arrosto, challah
nuziale, piatti fumanti di patate rosse e kugel; e poi costosi asparagi
bianchi del Marocco, una cesta di arance spagnole e, su un
tavolinetto a parte, la strepitosa torta preparata da Elisabet: una
splendida creazione a tre piani decorata con gocce di zucchero e
foglie argentate di zucchero candito. Nella camera da letto accanto
alla sala da pranzo, madame e monsieur Ben Yakov stavano
trascorrendo la mezz'ora di isolamento rituale. Un violinista e
un clarinettista intrattenevano alcuni ospiti in salotto, altri bevevano
vino bianco e ammiravano la tavola imbandita.
In cucina, Tibor stava medicando una bambina che prima di
entrare in casa era scivolata su una lastra di ghiaccio. Andrs lo
aiut a fasciare il taglio sul ginocchio e a ripulire le escoriazioni
sui palmi. Era una cuginetta dei Ben Yakov, occhi scuri, broncio
e vestito di velluto azzurro; pareva bearsi dell'attenzione di
quei ragazzi cos eleganti, e quando i due fratelli ebbero finito
di applicare le bende ordin loro di tenerle compagnia finch
non si fosse sentita meglio. Si mise a giocare con Tibor: lei
indicava un oggetto in cucina e ne diceva ad alta voce il nome
francese e lui doveva tradurlo in ungherese; la bambina sembrava
trovare esilarante ogni termine magiaro. Andrs fu contento
di potersi distrarre un po'. Ormai sospettava che fosse
accaduto qualcosa di cruciale e indicibile tra suo fratello e la
signorina Di Sabato sul treno da Firenze. Lui e Tibor avevano
trascorso la settimana in quelli che avrebbero dovuto essere
piacevoli passatempi erano andati al cinema e a un concerto
jazz a Montmartre, avevano bevuto con Rosen, Polaner e Ben
Yakov la sera dell'addio al celibato, avevano accompagnato lo
sposo dal sarto a ritirare l'abito per il matrimonio e dato una
mano a portare provviste nell'appartamento della coppia ma
Tibor era rimasto sempre distante e distratto, chiudendosi spesso
nel silenzio quando nella conversazione spuntava il nome di
Ilana. Nel giorno delle nozze, era stato di pessimo umore, maledicendo
un laccio della scarpa che si era rotto, sbraitando contro
l'acqua gelida della bacinella, quasi aggredendo Andrs che gli
metteva fretta mentre andavano da Klra dopo la cerimonia.
Occuparsi della bambina lo aveva calmato; sembrava di nuovo
lui ora, mentre partecipava al gioco che lei aveva inventato.
Passoire, disse la bimba, indicando un colino.
Szur edny, tradusse Tibor in ungherese.
Ah! E spatule!
Spachtli.
Spachtli! E couteau? La bambina agguant dal tavolo un
trinciante minaccioso e lo tese a Tibor perch si pronunciasse.
Ks, disse lui. Ma  meglio se lo di a me. Glielo prese
e si volt per metterlo via; proprio in quel momento la neo-
madame Ben Yakov apparve sulla soglia, con le guance accese e
una nuvola di riccioli neri che le scappavano dalle trecce raccolte.
Il coltello rest sospeso in mano a Tibor a pochi centimetri
dai bottoni avorio dell'abito da sposa. Se Ilana fosse entrata in
cucina di corsa, Tibor l'avrebbe trafitta.
Oh! esclam lei, facendo un passetto indietro.
Si guardarono e scoppiarono a ridere.
Non uccidere la sposa, fratello, disse Andrs.
Tibor pos il coltello sul piano di lavoro, lentamente, come
se non si fidasse.
La bambina, avvertendo l'atmosfera tesa, li guardava tutti
con aperta curiosit. Poich nessuno parlava, si assunse lei la
responsabilit di rompere il silenzio.
Mi sono fatta male al ginocchio, spieg alla sposa, mostrandole
la fasciatura. Questo signore me l'ha curato.
Madame Ben Yakov annu come a dire che aveva capito e si
chin a esaminare la fasciatura. La bambina gir il ginocchio
da un lato e dall'altro. Quando l'esame fu terminato, scese dalla
sedia e si risistem la gonna di velluto. Ostentando una lieve
zoppia, usc dalla cucina.
Madame Ben Yakov fece un fugace sorriso a Tibor. Che bravo medico siete, disse.
NOTA: in italiano nel testo. FINE NOTA.
Gli pass accanto e apr il rubinetto dell'acquaio per eseguire il rituale lavaggio delle mani. Tibor
la osserv in ogni movimento: mentre riempiva la bacinella, si
toglieva la fede, si passava l'acqua tre volte sulla mano destra, tre volte sulla sinistra.
Dopo pranzo ballarono a piano terra, nella scuola di danza.
In ossequio alla tradizione ortodossa, gli uomini ballavano da
un lato della sala e le donne dall'altro, divisi da un paravento
pieghevole che impediva di vedersi. Ogni tanto gli uomini
scorgevano per un attimo l'orlo svolazzante di un vestito
o un nastro per capelli; ogni tanto appariva una scarpetta di
satin, che scivolava verso la parete lasciando intuire il piede
nudo di una donna. Le signore ridevano dietro il paravento,
battendo coi piedi dei couplet rapidi e ritmati. Ma gli uomini,
dall'altro lato del paravento, si trovavano a disagio. Nessuno
voleva ballare. Soltanto quando Rosen tir fuori di tasca
una fiaschetta di whisky e il suo contenuto incendiario fece
due giri, cominciarono a strascicare i piedi a tempo di musica.
Ben Yakov e Rosen si presero sotto braccio, girando a destra
e sinistra, poi cominciarono a piroettare tenendosi per mano
finch non inciamparono. Rosen mise una mano sulla spalla
ad Andrs, Andrs a Polaner, Polaner a Ben Yakov, Ben Yakov
a suo padre, e presto tutti gli uomini formarono un cerchio
sbilenco. Ben Yakov e suo padre si piazzarono al centro,
prendendosi per le spalle, e cominciarono a sgambettare finch
non si ritrovarono con la camicia di fuori e i capelli impomatati
in disordine. Soltanto Tibor se ne stava a guardare, con
la schiena contro la sbarra per gli esercizi.
Infine venne il momento di sollevare madame e monsieur
Ben Yakov sulle sedie e portarli in giro per la sala. Le donne
emersero da dietro il paravento per guardare; la vista di Klra,
dei suoi capelli sfuggiti al nodo, del vestito lievemente umido
sullo sterno, tolse ad Andrs il respiro. Per un attimo gli parve
ingiusto che quello non fosse il loro matrimonio. Poi lei colse il
suo sguardo e gli sorrise, come se avesse capito a cosa stava pensando,
e nei suoi occhi c'erano una certezza e una promessa cos
forti che Andrs non riusc a invidiare la felicit di Ben Yakov.
Dopo il matrimonio, a Tibor non rimanevano che tre giorni
a Parigi. Il suo umore sembr migliorare un poco; seguiva
Andrs a scuola e al lavoro e si guadagnava l'ammirazione di
tutti ovunque andasse. Monsieur Forestier gli diede i biglietti
per gli spettacoli con le sue scenografie, compresa l'Antigone
con madame Grard, che a Tibor piacque moltissimo, a parte
la performance dell'attrice protagonista. Allo studio di architettura,
Georges Lemain rimase ammaliato dal fatto che bastasse
canticchiare poche battute perch Tibor riconoscesse qualsiasi
opera; furono suoi ospiti a una matine della Traviata, e dopo
visitarono una maison particulire in costruzione nel 17 arrondissement,
una casa che Lemain aveva progettato per un premio
Nobel per la chimica e la sua famiglia. Mostr a Tibor il
laboratorio esposto a nord, la biblioteca con gli scaffali in ebano,
i soffitti alti delle camere da letto affacciate su un giardino
all'inglese. Nel suo francese scrupoloso, Tibor si compliment
per tutto e Lemain gli promise che avrebbe progettato una casa
simile per lui, quando fosse diventato un medico famoso. In
quei tre giorni, i due fratelli vagarono da un posto all'altro, da
un impegno all'altro; Andrs aspettava l'occasione per chiedere a
Tibor della signorina Di Sabato, ma non trovava mai il momento
giusto per affrontare il discorso. La sera, quando avrebbero
potuto stare alzati fino a tardi a bere e chiacchierare, Tibor si
diceva stanchissimo. Andrs, sveglio sul materasso posato per
terra, si domandava come abbattere la fragile parete cellulare
che sembrava dividerlo dal fratello: aveva l'impressione che
Tibor si nascondesse dietro quella membrana traslucida, come
temendo di essere messo completamente a fuoco.
Il treno di Tibor partiva la sera dello Spectacle d'hiver delle
allieve di Klra. Andrs lo avrebbe accompagnato alla stazione
prima di andare al Thtre Deux Anges. In metropolitana,
la prospettiva di separarsi li rese taciturni; mentre viaggiavano
sotto la citt, Andrs riesamin il lungo elenco delle cose di cui
non avevano parlato nei giorni appena trascorsi. Adesso, ancora
una volta si sarebbero salutati senza sapere quando si sarebbero
rivisti. Trascinarono i bagagli di Tibor fuori dalla metropolitana
fino in stazione. Dopo averli depositati, si sedettero
su una panchina dall'alto schienale e si divisero un termos di
caff. Dal lato opposto della banchina c'era la locomotiva che
avrebbe trainato il treno di Tibor in Italia: un insetto gigantesco
di lucido acciaio nero, i pistoni delle ruote piegati come le
zampe di una cavalletta.
Senti, fratello, disse Tibor, gli occhi scuri fissi sul treno.
Spero mi perdonerai per come mi sono comportato al matrimonio.
Che schifo. Una vera vergogna.
Finalmente. A mezz'ora dalla partenza del treno. Che schifo
cosa?
Lo sai di cosa sto parlando. Non costringermi a dirlo.
Non ti ho visto fare niente di vergognoso.
Non ci sono riuscito, a essere felice per loro, disse Tibor.
E neanche a mangiare quella torta meravigliosa. E tantomeno
a ballare. Sospir ancora. Ho fatto una cosa abominevole,
Andrs. Non al matrimonio. Prima.
Di che stai parlando?
Ho fatto una cosa imperdonabile in treno. Si mise a braccia
conserte e abbass gli occhi. Mi vergogno a dirtelo.  stata
una cosa da maleducato. Peggio. Da mascalzone.
E poi ammise di essersi innamorato di Ilana di Sabato fin da
subito, dal momento in cui l'aveva vista venirgli incontro sulla
banchina a Firenze, con l'ombrello e la cappelliera verde chiaro.
C'era un ragazzino con lei: il fratello, che l'aveva accompagnata
per aiutarla con i bagagli. Sembrava cos compreso nel suo
ruolo, disse Tibor, compreso e impenetrabile. Ma poi lo aveva
visto rendersi conto che non era un gioco, che sua sorella stava
davvero per salire su un treno per Parigi. Con una smorfia
di dolore, il ragazzino aveva posato le valigie a terra, ci si era
seduto sopra e aveva pianto. E Ilana di Sabato gli si era seduta
vicino e gli aveva spiegato che sarebbe andato tutto bene,
che avrebbe fatto in modo che venisse a trovarla, che avrebbe
portato il suo bel marito a casa, a conoscere lui e il resto della
famiglia. Ma non doveva dirlo a nessuno, almeno per un po'.
Avessi visto, raccont Tibor, com' riuscita a farglielo capire.
Mi sono detto che era normale provare una certa tenerezza
per lei, prosegu. Era stata affidata a me, ed era del tutto indifesa,
e affrontava il mondo per la prima volta. Ogni cosa era
una novit per lei. O non proprio una novit, perch lo aveva
letto sui libri, ma ogni cosa si stava avverando davanti ai suoi
occhi, un mondo che aveva immaginato ma non visto. E io ero
presente a questa trasformazione.  verso di me che si  girata
quando abbiamo superato il confine italiano.  stato come
assistere a una nascita. Al dolore di una nascita, anche. L'ho
vista comprendere di aver abbandonato i genitori, la famiglia.
Quando si  messa a piangere l'ho abbracciata. L'ho fatto quasi
senza pensarci Fece una pausa e si tolse gli occhiali, si sfreg
le palpebre con pollice e indice. E lei mi ha guardato, Andrs,
e a questo punto l'avrai indovinato. Le ho dato un bacio. Non
un bacio innocente, temo. E nemmeno breve. Quindi vedi, ho
fatto torto al tuo amico. E ho fatto torto a Ilana. E non soltanto
allora. Si interruppe di nuovo. Se te lo racconto,  perch
porto questo peso fin da quando  successo. Le ho detto
una cosa, qui in questa stazione, prima di scendere dal treno.
Che cosa?
Le ho ricordato che poteva ancora scegliere, rispose
Tibor. Le ho detto che sarei stato felice di riportarla in Italia,
se avesse cambiato idea. Scosse la testa e si rinfil gli occhiali.
E poi le ho confessato tutto, Andrs. La mattina da
Klra, quando siamo andati a restituirle il libro della biblioteca.
Andrs ricordava quella conversazione sussurrata, le mani
tremanti del fratello, la costernazione di Ilana. Oh, Tibor, esclam. Allora  questo che stava succedendo quando sono
tornato dalla cucina.
Esatto, disse Tibor. E per un momento mi  parso di
vederla esitare. Mi sono illuso che anche lei provasse qualcosa
per me. Scosse la testa. Se l'avessi rivista, forse avrei rovinato
la felicit del tuo amico.
Ma non l'hai fatto. E andato tutto come da copione. E al
matrimonio sembravano tutti e due al settimo cielo. Mentre
le pronunciava Andrs credeva alle proprie parole, ma un secondo
dopo si scopr a domandarsi se fossero vere. Quella mattina,
Ilana non pareva angosciata, di fronte a Tibor? Il giorno
delle nozze, non c'era stata una strana corrente di energia tra
di loro, in cucina? In quel preciso istante, nell'appartamento di
Ben Yakov, Ilana stava pensando a Tibor?
Sono marito e moglie, disse suo fratello.  fatta. Ora
provare ci che provo per lei  una punizione in s.
Andrs capiva. Gli pass un braccio intorno alle spalle e guard
la locomotiva-insetto.
Mi sento solo come un cane, a Modena, confess Tibor.
Sar successo anche a te, quando sei arrivato qui. Per hai
conosciuto Klra.
S, disse Andrs. Ed  stato terribile anche quello,
ogni tanto.
Vedo come vanno le cose tra di voi ora, disse Tibor. Non
sai quante volte sono morto d'invidia, questa settimana. Si
strinse le mani fra le ginocchia. Dietro il finestrino della locomotiva,
un macchinista e un controllore impettito stavano
litigando, quasi discutessero se compiere o meno il viaggio fino
in Italia.
Non partire, disse Andrs. Vieni a vivere con me, se ti va.
Tibor scosse la testa. Devo studiare. Voglio finire l'universit.
E poi non so se sopporterei di stare cos vicino a lei.
Andrs si volt verso il fratello.  bellissima, disse. Questo
 vero.
Ci fu un mutamento quasi impercettibile sul viso di Tibor, la
piega della bocca si addolc. Oh, s, disse. La vedo ancora
con il velo e l'abito da sposa. Dio, Andrs, credi che sar felice?
Lo spero.
Tibor diede un colpetto alla borsa di pelle con la lucida punta
di una scarpa. Secondo me,  meglio se scrivi ad anya e
apa, osserv. Diglielo, cos' successo fra te e Klra. Digli
tutto quello che puoi sulla sua situazione. Gli scriver anch'io.
Gli dir che l'ho conosciuta e che non ti considero un pazzo
perch vuoi sposarla.
Ma io sono pazzo.
Come tutti gli uomini innamorati.
Il controllore fischi per far salire i passeggeri in carrozza.
Tibor si alz e abbracci Andrs brevemente. Fa' il bravo,
fratellino, disse.
Bon voyage, augur Andrs. Goditi la primavera. Mettiti
sotto a studiare. Guarisci.
Tibor percorse la banchina e sal in treno, la borsa in spalla.
Pochi minuti dopo, il treno emise un forte gemito metallico e,
fra brontolii e scricchioli, cominci a uscire dalla stazione. Le
zampe da cavalletta del motore si piegarono, si flessero. Andrs
sper che Tibor fosse riuscito a sedersi accanto al finestrino:
guardar svanire la citt nel buio dei campi invernali gli avrebbe
dato un po' di sollievo. Sper che dormisse. Sper che arrivasse
a casa in fretta, e che una volta l dimenticasse l'esistenza di
una ragazza che si chiamava Ilana di Sabato.
Quell'anno lo Spectacle d'biver fu sobrio, modesto. Il Thtre
Deux Anges era piccolo, malconcio e mal riscaldato, e l'azzurro
delle poltroncine cominciava a ingrigire; i palchi superiori erano
bui e sembravano affollati di fantasmi. Le bambine si inseguivano
in scena nei loro costumi di satin bianco e blu, e una neve
argentea scendeva da qualche nuvola fredda nella graticcia. Un
gruppo di dodicenni in tulle rosa confetto fece venire in mente
ad Andrs l'alba di Capodanno. Pens a Klra allo square
Barye: la fronte arrossata sotto il cappello di lana, i cristalli di
rugiada sulle sopracciglia, il vapore dell'alito nell'aria gelida. La
stessa donna che quasi un anno prima lo aveva baciato in quel
parco ghiacciato, a fine saggio lo aspettava dietro le quinte, e
Andrs stentava a crederci. Sembrava un miracolo che un uomo
innamorato potesse essere ricambiato. Si sfreg le mani nel
freddo e attese che le luci viola si spegnessero.
...
.
...
CAPITOLO 23.
...
.
...
Circolo sportivo Saint-Germain.
...
.
...
Ogni primavera gli studenti dell'cole Spciale gareggiavano
per il Prix de l'Amphithtre, un premio che fruttava al
vincitore una medaglia d'oro del valore di cento franchi, oltre
all'ammirazione dei compagni, e aggiungeva al suo curriculum
un certo prestigio. L'anno precedente il premio era andato alla
bella Lucia per il progetto di un condominio in cemento armato.
Il tema di quell'anno era una palestra cittadina per sport
olimpici: nuoto, tuffi, ginnastica, sollevamento pesi, corsa,
scherma. Andrs pensava che fosse ridicolo progettare una palestra
mentre l'Europa era sull'orlo di un conflitto. I profughi
si riversavano in Francia dalla Spagna divisa; il Marais era sommerso
di rifugiati. Altri, a centinaia di migliaia, venivano fermati
al confine e spediti nei campi di internamento alle pendici
dei Pirenei. Ogni giorno arrivavano brutte notizie e le peggiori
sembravano giungere immancabilmente dalla Cecoslovacchia.
Hitler aveva chiesto al ministro degli Esteri ceco di affrontare
il problema ebraico con maggiore aggressivit; una settimana
dopo il governo ceco aveva estromesso gli ebrei dalle cattedre
universitarie, dalla pubblica amministrazione e dalla sanit.
Neanche il Parlamento ungherese, ragionavano gli editorialisti,
avrebbe tardato molto a varare nuove leggi antiebraiche.
Di fronte a certe notizie come si faceva a progettare una piscina,
uno spogliatoio, una pedana per gli allenamenti di scherma?
Una sera Andrs rimase in laboratorio con una lettera aperta sul
tavolo e le matite da disegno chiuse nella custodia. La lettera gli
era arrivata qualche ora prima dal fratello Mtys:
Budapest, 12 febbraio 1939.
Andrska,
anya e apa mi hanno appena dato la grande notizia. Mazel
tov! Devo conoscere la fortunata il prima possibile. Poich
sembra che resterai in Francia nel prossimo futuro, mi toccher
raggiungerti l. Sto gi mettendo da parte i soldi. Ormai
avrai saputo dai nostri genitori che ho lasciato la scuola.
Vivo a Budapest e faccio il vetrinista. Si guadagna bene. Mi
danno venti peng a settimana. Il mio cliente migliore  il
negozio da uomo in Molnr utca. Avevo sentito da un amico
che il vecchio vetrinista si era licenziato, cos il giorno dopo
mi sono presentato l e mi sono proposto. Mi hanno chiesto
di allestire una vetrina di prova. Ne ho preparata una con
l'abbigliamento da caccia: due completi da cavallo, una mantella,
quattro cravatte, una coperta, un cappello, un corno.
Ho finito in un'ora e un'ora dopo avevano venduto tutta la
merce esposta. Perfino il corno.
Budapest  fantastica. Ho un sacco di amici nuovi e forse una
fidanzata. E anche un favoloso maestro di ballo, un nero americano
che si fa chiamare Kid Sneeks. L'ho visto un mese fa al
Cappello d'oro con i suoi ballerini di tip tap, i Five Hot Shots.
Mi sono fermato dopo lo spettacolo, perch volevo conoscerlo.
Con l'aiuto della mia ragazza, che mastica un po' d'inglese, gli
ho detto che ero un ballerino e gli ho chiesto di prendermi come
allievo. Ha detto: Vediamo che sai fare. Gli ho mostrato
il mio repertorio. Mi ha subito affibbiato un soprannome in
inglese, Lightning, significa tuono, e ha accettato di darmi lezioni
finch resta a Budapest. E il suo spettacolo ha talmente
successo che verr replicato per un altro mese.
So che mi sgriderai per aver lasciato il gimnzium, ma credimi,
adesso sono pi felice. Odiavo la scuola. Gli insegnanti mi
punivano perch mi comportavo male. I miei compagni erano
una massa di idioti. E Debrecen! Che orrore. Non  campagna
n citt, n moderna n pittoresca, n casa mia n il posto dove
vorrei abitare. A Budapest c' un gimnzium ebraico migliore.
Se posso trasferir la mia documentazione e completer
gli studi l. Poi ti raggiunger a Parigi ed entrer nel mondo
dello spettacolo. Se fai il bravo ti insegner a ballare il tip tap.
Non preoccuparti per me, fratello. Sto bene. Sono contento
che stia bene anche tu. Non sposarti prima del mio arrivo.
Voglio baciare la sposa il giorno del matrimonio.
Con affetto,
Mtys
Lesse la lettera pi volte. Completer gli studi. Ti raggiunger
a Parigi. Entrer nel mondo dello spettacolo. Come
poteva aspettarsi di riuscirci ora che l'Europa rischiava la
guerra? Non li leggeva i giornali? Credeva che i problemi del
mondo si potessero risolvere ballando il tip tap? Che cosa avrebbe
dovuto scrivergli in risposta?
Sent dei passi in corridoio. Era notte fonda e non aveva
dato appuntamento a nessuno. Senza pensare, apr la custodia
delle matite e si sporse a prendere il temperino. I passi presero
un ritmo familiare e vide il professor Vago in abito da sera,
appoggiato allo stipite della porta.
Sono le tre del mattino, disse Vago. Se volevi leggere
la posta, potevi farlo a casa.
Andrs si strinse nelle spalle e sorrise. Si sta pi caldi qui,
disse. Poi, guardando l'abito di Vago con un sopracciglio alzato:
Bello smoking.
Vago si risistem i baveri.  l'ultimo completo che mi  rimasto
senza macchie d'inchiostro o carboncino.
Quindi siete venuto a sporcarvi d'inchiostro.
Per cos dire.
Dove siete stato, all'opera?
Vago si sfil la rosa dall'occhiello e la rigir pensosamente
fra le dita. Sono andato a ballare con la mia signora, se vuoi
saperlo. A lei piace. Ma verso l'alba le viene una gran stanchezza,
mentre io non riesco a chiudere occhio dopo aver ballato.
Si avvicin al tavolo da lavoro e si chin sui disegni di Andrs.
Sono per la gara?
S. Li ha iniziati Polaner. E io dovrei finirli.
Hai fatto bene a metterti con lui.  uno dei migliori.
Ha fatto male lui, disse Andrs. A scegliere me.
Posso? chiese Vago. Prese l'album e guard i bozzetti,
soffermandosi sui disegni della piscina con il tetto a scomparsa.
Lo sfogli fino al disegno del natatorium con il tetto aperto
e poi torn a quello dello stesso ambiente con il tetto chiuso.
Funziona tutto con l'idraulica, disse Andrs, indicando
l'armadio che avrebbe ospitato i macchinari. E i pannelli sono
curvi e sovrapposti qui, al punto di giunzione, per proteggere
dalle intemperie. Tacque e addent la matita da disegno, ansioso
di conoscere l'opinione di Vago. Era un progetto ispirato
agli allestimenti camaleontici di Forestier e alle linee fluide degli
edifici pubblici di Lemain.
Bel lavoro, disse Vago. Fai onore ai tuoi maestri. Ma perch
te ne stai qui a notte fonda con le mani in mano? Se proprio
devi venire a scuola alle tre del mattino, almeno mettiti a lavorare.
Non riesco a concentrarmi, confess Andrs. Sta andando
tutto a rotoli. Ecco qua. Prese un quotidiano dalla cartella
e lo spinse sulla scrivania verso Vago. Una foto in prima
pagina mostrava gli studenti ebrei accalcati davanti ai cancelli
dell'Universit di Praga; la loro iscrizione era stata annullata
senza preavviso e non avevano pi il permesso di entrare. Vago
prese il giornale e studi la foto, poi lo lasci cadere sul tavolo.
Ma tu sei ancora a scuola, esclam. Vuoi fare il tuo lavoro
o no?
Certo, disse Andrs.
Allora fallo.
Ma sento che non dovrei starmene qui a disegnare edifici.
Voglio andare a Praga e manifestare per le strade.
Vago prese uno sgabello e si sedette. Si tolse la lunga sciarpa
di seta e la ripieg sulle ginocchia. Ascolta, disse. Quei
bastardi di Berlino se ne possono andare all'inferno. Non possono
buttare fuori nessuno dalle scuole di Parigi. Tu sei un artista
e devi esercitarti.
Ma una palestra, disse Andrs. In tempi come questi.
In tempi come questi, tutto  politica, disse Vago. I
nostri compatrioti magiari non hanno lasciato gareggiare i nuotatori
ebrei nel 1936, anche se alle qualificazioni erano andati
meglio di quelli che hanno vinto le medaglie. Per eccoti qui,
uno studente di architettura ebreo che disegna un circolo sportivo
da costruire in un paese dove gli ebrei possono ancora qualificarsi
per le Olimpiadi.
Per il momento, comunque.
Perch per il momento?
Non mi  certo sfuggito che Daladier ha portato qui Von
Ribbentrop a firmare un patto di amicizia. Sapevate che solo i
ministri cosiddetti ariani sono stati invitati al banchetto di Bonnet
dopo la firma? Indovinate un po' chi hanno escluso? Jean
Zay. Georges Mandel. Tutti e due ebrei.
Ho saputo di quella cena, di chi c'era e chi non c'era. Non
 cos semplice come la fai tu. Non pochi di quelli che sono stati
invitati hanno rifiutato per protesta.
Ma Zay e Mandel non sono stati invitati.  questo il
punto. Andrs prese di nuovo matita e temperino. Con il
dovuto rispetto, disse,  facile per voi parlarne in astratto.
Non  la vostra gente che  rimasta fuori dai cancelli.
Sono persone, ribatt Vago. Basta e avanza.  una
macchia sull'umanit, questo odio per gli ebrei travestito da
nazionalismo.  una malattia. Ci penso da quando quei fascistelli
hanno aggredito Polaner.
E sarebbe questa la vostra conclusione? disse Andrs.
Abbassare la testa e continuare a lavorare?
Polaner lo ha fatto, rispose Vago. Quindi dovresti farlo anche tu.
Konyr, 18 marzo 1939.
Mio caro Andrs,
puoi immaginare come ci sentiamo io e tua madre pensando
al destino della Cecoslovacchia. Come se l'appropriazione
dei Sudeti non fosse gi un'offesa. Ma vedere Hitler portarsi
via la Slovacchia e poi entrare indisturbato a Praga! Le
strade in cui ho passato i miei giorni da studente ora pullulano
di soldati nazisti! Forse sono stato un ingenuo ad aspettarmi
che andasse diversamente. Ora che la Slovacchia non c'
pi, il paese che Gran Bretagna e Francia avevano accettato
di proteggere ha cessato di esistere. Ma qualcosa mi dice
che questa serie di prepotenze non andr avanti all'infinito.
Deve fermarsi, o deve essere fermata.
Molti simpatizzanti di destra hanno esultato per il ritorno
della Rutenia all'Ungheria: ci hanno restituito il maltolto,
e via discorrendo. Sai che sono un veterano della
Grande guerra, l'orgoglio nazionale non mi manca. Ma ormai
 chiaro cosa si nasconde dietro il desiderio di rivalsa
di questi sciovinisti.
A parte le brutte notizie, io e tua madre concordiamo con
il professor Vago. Non devi permettere che gli ultimi avvenimenti
ti distolgano dagli studi. Devi rimanere a scuola. Se
vuoi sposarti devi avere un'occupazione. Hai fatto cose egregie
finora e diventerai un ottimo architetto. E forse per te
la Francia  un posto pi sicuro dell'Ungheria. In ogni caso,
mi arrabbierei molto se gettassi al vento quello che ti  stato
dato. Un'occasione cos capita una sola volta nella vita.
Che tono severo! Sai che ti voglio un gran bene. Unisco
una lettera di tua madre,
Apa
Caro Andrska,
da' retta ad apa! E cerca di stare al caldo. Ti viene sempre
la febbre a marzo. E mandami una foto della tua Klra. Me lo
hai promesso. Non accetter scuse.
Con affetto,
Anya
Ogni lettera portava il suo carico di notizie e affetto, ogni
lettera gli rammentava la mortalit dei suoi genitori. Il fatto
che fossero sopravvissuti ad altri due inverni a Konyr senza
malattie n incidenti alleviava ben poco la sua preoccupazione.
Pens a loro costantemente per tutta la primavera, mentre
le brutte notizie arrivavano a pioggia, a valanga. A fine marzo
l'orrenda carneficina della guerra civile in Spagna era agli
sgoccioli; l'esercito repubblicano si arrese il mattino del 29 e
le truppe di Franco entrarono nella capitale. Era l'inizio della
dittatura auspicata da Hitler e Mussolini, lo sapeva, il motivo
stesso per cui avevano riversato truppe e armamenti nell'altoforno
di quel conflitto. Chiss se fu grazie a quelle due vittorie
lo smembramento della Cecoslovacchia e il trionfo di Franco
in Spagna che Hitler trov il coraggio di sfidare il presidente
americano in aprile. Tutti i giornali riportarono la circostanza:
il 15 di quel mese, Roosevelt aveva inviato a Hitler un telegramma
chiedendo alla Germania rassicurazioni sul fatto che non
avrebbe attaccato n invaso nessuno di una lista di trentuno
Stati indipendenti per almeno dieci anni, compresa la Polonia,
dove Hitler aveva proposto di costruire un'autostrada e un corridoio
ferroviario che collegassero la Germania con la Prussia
orientale. Dopo due settimane di indecisione, Hitler rispose.
In un discorso al Reichstag stigmatizz l'accordo navale della
Germania con l'Inghilterra, stracci il Patto di non aggressione
con la Polonia e ridicolizz il telegramma di Roosevelt punto
su punto. Termin accusandolo di interferire nelle questioni
internazionali mentre a lui, Hitler, premeva solo il destino
della sua piccola nazione, che aveva gi salvato dall'ignominia
e dalla rovina del 1919.
Nei corridoi dell'cole Spciale infuriava il dibattito. Rosen
non era l'unico a credere che l'Europa sarebbe entrata in guerra.
Ben Yakov non era l'unico a sostenere che la guerra si poteva
ancora scongiurare. Andrs si schier con Rosen: non vedeva
altra via d'uscita dal pantano in cui era invischiata l'Europa.
Mentre lavorava con Polaner ai disegni, gli tornavano in mente
i racconti di suo padre sulla Grande guerra: il fetore e i massacri
durante i combattimenti, l'incubo degli aerei che rovesciavano
sulla fanteria una pioggia di proiettili e fuoco, la confusione, la
fame e la sporcizia delle trincee, lo stupore di essere scampati
alla morte. Se ci fosse stata una guerra, avrebbe combattuto. Non
per il suo paese; l'Ungheria si sarebbe schierata con la Germania,
sua alleata, che le aveva dato non solo la Rutenia ma anche
la Provincia superiore, persa col trattato di Trianon. No: se fosse
scoppiata la guerra, sarebbe entrato nella Legione straniera
e avrebbe combattuto per la Francia. Immagin di presentarsi
di fronte a Klra nel pieno fulgore di un'alta uniforme, con la
spada alla cintola, i bottoni della giubba lustrati allo spasimo.
Lei lo avrebbe supplicato di non partire ma lui avrebbe insistito
che doveva andare, che doveva proteggere gli ideali della
Francia, la citt di Parigi e Klra che ci viveva.
Ma a maggio due eventi inaspettati distolsero i suoi pensieri
dal conflitto imminente. Il primo fu una tragedia: la
moglie di Ben Yakov perse il bambino al quinto mese di gravidanza.
Fu Klra che and ad assisterla nell'appartamento
di Ben Yakov, Klra che chiam il medico quando trov Ilana
sanguinante e in delirio per la febbre. In ospedale, in un
lungo corridoio con il pavimento di linoleum, ornato da litografie
di medici francesi, Klra e Andrs attesero insieme a
Ben Yakov che un chirurgo svuotasse il ventre di Ilana. Ben
Yakov sedeva muto e sgomento, con ancora addosso la casacca
del pigiama. Credeva fosse colpa sua, Andrs lo sapeva.
Non voleva quel figlio. Lo aveva confessato giusto una
settimana prima, di notte in laboratorio, mentre lavoravano
a un problema assegnato per la lezione di statica. Non sono
all'altezza, aveva detto, posando la matita esagonale sul
bordo della scrivania. Non sono in grado di fare il padre.
Non sono in grado di mantenere un figlio. Non ho soldi. E il
mondo sta andando in malora. Che succederebbe se dovessi
partire per la guerra?
Allora Andrs aveva pensato al ventre di Klra, quel sacro
spazio interno che si affannavano a tenere sgombro. Si era dovuto
sforzare per rispondergli con comprensione. Avrebbe voluto
chiedergli perch aveva sposato Ilana di Sabato se non voleva
un figlio. Ora quell'idea sembrava aleggiare nell'aria asettica
del corridoio: Ben Yakov aveva desiderato che quel figlio sparisse;
e non c'era pi.
Fuori dalle finestre dell'ospedale il mattino imminente aveva
tinto d'azzurro il lembo orientale del cielo. Andrs si accorse
che Klra era esausta: la sua schiena, di solito dritta come un
fuso, cominciava ad afflosciarsi dalla fatica. Le disse di andare
a casa, promettendo di passare da lei dopo aver parlato con
il medico. Insistette: quel mattino doveva fare lezione alle nove.
Klra protest, dicendo che era disposta a rimanere tutto
il tempo necessario, ma alla fine Andrs la convinse ad andare
a dormire. Klra salut Ben Yakov, che la ringrazi per aver
preso in mano la situazione. Lui e Andrs la guardarono allontanarsi
in corridoio, mentre il ritmo dei suoi passi riecheggiava
calmo sul linoleum.
Lo sa, disse Ben Yakov, quando Klra scomparve dietro
l'angolo.
Che cosa?
Sa come la pensavo a proposito del bambino.
Perch dici cos?
Non mi ha nemmeno guardato.
 solo una tua impressione, disse Andrs. Io so che ti
stima molto.
Be', sbaglia. Ben Yakov si premette le dita sulle tempie.
Non  colpa tua, disse Andrs. Nessuno lo pensa.
E se fossi io a pensarlo?
Non  lo stesso colpa tua.
E se fosse lei a pensarlo? Ilana, intendo.
Non  lo stesso colpa tua. E comunque non lo penser.
Terminato l'intervento, due portantini condussero Ilana in
barella in una camerata e la trasferirono su un letto. Andrs e
Ben Yakov rimasero a guardarla dormire. Aveva il volto cereo
a causa dell'emorragia, i capelli scuri scostati dalla fronte.
Mi sento svenire, mormor Ben Yakov.
Meglio se ti siedi, disse Andrs. Vuoi un po' d'acqua?
Non voglio sedermi. Sono seduto da ore.
Allora fa' una passeggiata. Prendi un po' d'aria.
Ma se sono praticamente in pigiama.
Vai. Ti far bene.
D'accordo. Resti tu qui con lei?
Andrs promise di non muoversi.
Torno fra un minuto, disse Ben Yakov. S'infil la casacca
del pigiama nei pantaloni, poi attravers la lunga corsia di letti.
Mentre il marito spariva dalla porta del reparto, Ilana lev un
grido di dolore e agit i fianchi sotto il lenzuolo.
Andrs si guard intorno in cerca di un'infermiera. Tre letti
pi in l, una donna con i capelli grigi e la cuffietta inamidata
stava assistendo un'altra ragazza mortalmente pallida. S'il
vous plait, chiam Andrs.
L'infermiera venne a controllare Ilana. Le misur il polso e
osserv la tabella ai piedi del letto. Un momento, disse e corse
via; torn un minuto dopo con una siringa e una fiala. Ilana
apr gli occhi e li spost a destra e sinistra, annebbiata dal dolore.
Sembrava cercare qualcosa. Quando lo sguardo le cadde
su Andrs, aguzz la vista e la sua fronte si distese. Un tenue
rossore le soffuse le labbra.
Sei tu, disse in italiano. Sei venuto da Modena.
Sono Andrs, disse lui. Va tutto bene.
L'infermiera scopr la spalla di Ilana e la strofin con l'alcol.
Le do la morfina per il dolore, disse. Tra un momento
star meglio.
Ilana trattenne un attimo il fiato mentre l'ago entrava. Tibor,
sussurr, girando di nuovo gli occhi verso Andrs. Poi la
morfina arriv a segno, le sue palpebre tremarono e si chiusero.
Andate a casa adesso, disse l'infermiera. Pensiamo noi
a vostra moglie. Ha bisogno di riposare. Potrete venire a trovarla
nel pomeriggio.
Non  mia moglie, chiar Andrs. E un'amica. Ho detto
al marito che le avrei fatto compagnia finch lui non torna.
L'infermiera alz un sopracciglio, come se il discorso di
Andrs non le tornasse, e riand dalla paziente in fondo alla
camerata.
Il cielo oltre le finestre continuava a stingere lento verso l'azzurro.
La quiete del reparto sembr aumentare mentre Andrs
guardava Ilana, il suo petto che si alzava e si abbassava sotto
il lenzuolo. Il farmaco l'aveva addormentata all'interno di una
capsula trasparente, come la principessa della fiaba, Hfehrke
in francese doveva essere Blanche-Neige la principessa
esiliata che dorme nella bara di vetro sulla collina, vegliata da
quegli omini, i trpk. Ripens alla poesia di Marot che aveva
ritagliato dal libro di Klra. Se il fuoco abita segretamente
nella neve, come posso non bruciarmi? Era contento che Ben
Yakov non avesse sentito le parole di Ilana, che non avesse visto
le sue labbra riprendere colore quando aveva pensato che
al suo capezzale ci fosse Tibor.
Ben Yakov torn quaranta minuti dopo. Profumava di erba
appena tagliata; la casacca del pigiama aveva il dorso umido di
rugiada. Si tolse il berretto e si lisci i capelli.
Come sta?
Bene, disse Andrs. L'infermiera le ha fatto un'iniezione
di morfina.
Va' a casa, ora, disse Ben Yakov. Resto io con lei finch
non si sveglia.
Dovremmo andarcene tutti e due. L'infermiera ha detto
che deve riposare. Possiamo tornare nel pomeriggio.
Ben Yakov non si oppose. Tocc la fronte pallida di Ilana e
si lasci condurre da Andrs fuori dalla camerata. Camminarono
in silenzio fino al Quartiere latino, le mani sprofondate nelle
tasche. Sembrava una mattina particolarmente crudele per
perdere un figlio, pens Andrs: un profumo umido, pregno,
saliva dai davanzali fioriti, dalle nuove aiuole del parco; i rami
dei castagni traboccavano di foglioline bagnate. Andrs accompagn
Ben Yakov fino al portone di casa e si fermarono uno di
fronte all'altro sul marciapiede.
Sei proprio un amico, disse Ben Yakov.
Andrs scroll le spalle e guard a terra. Non ho fatto niente.
Invece s. E anche Klra.
Avresti fatto lo stesso per noi.
Io non valgo molto come amico, disse Ben Yakov. Ancora
meno come marito.
Non ti buttare gi.
Dovrebbero vietare di sposarsi, a quelli come me Perfino
dopo una notte all'ospedale e un'ora di sonno su una panchina,
conservava la sua eleganza spigolosa, cinematografica. Ma
la bocca gli si contorse in una smorfia di disgusto. La trascuro, disse. E poi, a essere sincero, la tradisco.
Andrs diede un calcio al raschietto vicino al portone. Non
voleva sapere altro. Voleva solo girare i tacchi e tornare in rue
des coles, mettersi a letto e dormire. Ma non poteva fingere
di non avere sentito quello che Ben Yakov aveva appena detto.
La tradisci, disse. E quando?
Sempre. Ogni volta che lei accetta. Parlo di Lucia, ovviamente.
La nostra compagna. La voce di Ben Yakov era ridotta
a un sussurro. Non sono mai riuscito a troncare. Perfino
stamattina  venuta e si  seduta con me al parco mentre
tu facevi compagnia a mia moglie. Sono innamorato, credo, o
qualcosa del genere.  orribile. Sono innamorato di lei dal giorno
che l'ho incontrata.
Andrs sent montare l'indignazione per la ragazza nel letto
dell'ospedale. Se eri innamorato di lei perch hai portato
qui Ilana?
Pensavo mi avrebbe guarito, disse Ben Yakov. Quando
l'ho conosciuta a Firenze, mi ha fatto dimenticare Lucia.
Mi metteva allegria. E, anche se  una vergogna dirlo, la sua
innocenza mi eccitava. Ho pensato che avrei potuto essere una
persona diversa, e per un po' ci sono riuscito. Abbass gli occhi.
Mi entusiasmava l'idea del matrimonio. Sapevo che non
avrei potuto sposare Lucia. Lei non vuole sposarsi, tanto per
cominciare. Vuole fare l'architetto e girare il mondo. Secondo
poi  une ngresse. I miei genitori, capisci. Non potevo.
Andrs pens al compagno di classe che era stato aggredito
in cortile, il ragazzo della Cte d'Ivoire. Di solito si pensava
che quel genere d'intolleranza fosse prerogativa degli altri.
Ma non era vero, naturalmente. Non aveva avuto anche lui il
terrore di rivolgere la parola a Lucia a causa della sua razza, e
non si era sentito inspiegabilmente eccitato da lei? E se se ne
fosse innamorato? Sarebbe riuscito a sposarla? Sarebbe riuscito
a portarla dai genitori? Strizz la spalla di Ben Yakov. Mi
dispiace, disse. Veramente.
 colpa mia, disse Ben Yakov. Non avrei mai dovuto
sposare Ilana.
Meglio se vai a dormire un po', disse Andrs. Devi tornare
da lei oggi pomeriggio.
Negli occhi di Ben Yakov si accese una scintilla di paura.
Andrs conosceva quell'espressione; l'aveva vista infinite volte
sul viso del fratello pi piccolo all'ora di andare a letto, poco
prima che lui gli spegnesse la candela. Era il panico di un
bambino che teme di restare solo al buio. Infinite volte Andrs
si era sdraiato accanto a Mtys ascoltandone il respiro finch
non si era addormentato. Ma lui e Ben Yakov erano adulti; il
conforto che potevano scambiarsi aveva un limite. L'amico lo
ringrazi ancora e si volt ad aprire il portone.
La seconda cosa che accadde in quel mese la seconda cos
importante da distogliere l'attenzione di Andrs dai titoli sempre
pi lugubri dei giornali fu la conclusione del concorso di
architettura. Dopo una settimana di nottate in bianco durante
le quali era stato colto da nausea, allucinazioni e dall'ebbrezza
di un tardivo guizzo d'ispirazione, si ritrov con Polaner
nell'anfiteatro pieno di gente, in attesa di difendere il progetto
davanti ai membri della giuria. Il professor Vago aveva
invitato monsieur Lemain a guidare il trio di giudici. Gli
altri due, la cui identit era stata tenuta segreta fino al giorno
della valutazione per il premio, erano nientemeno che Le
Corbusier e Georges-Henri Pingusson. Le Corbusier era vestito
come se fosse venuto direttamente da un cantiere edile; i
pantaloni bianchi di intonaco e il camice macchiato di sudore
sembravano un tacito rimprovero a Lemain, che indossava un
impeccabile completo nero, e a Pingusson, in giacca gessata
grigio perla. Perret, che presiedeva la gara, si era impomatato
i baffi a punta e aveva indossato la sua mantella militare pi
vistosa. I giudici fecero un lento giro della sala, esaminando i
modelli esposti sui tavoli e i progetti affissi ai pannelli di sughero
lungo il perimetro dell'anfiteatro, mentre gli studenti
li seguivano rispettosamente in gruppo.
Presto risult chiaro che esisteva una profonda divergenza
di opinioni fra Le Corbusier e Pingusson. Se uno diceva una
cosa, l'altro la definiva una stupidaggine bella e buona. A un
certo punto Le Corbusier arriv a battere la matita sul petto di
Pingusson; Pingusson reag sbraitando direttamente sulla faccia
paonazza di Le Corbusier. La materia del contendere erano le
due cariatidi simili a Diana che ornavano l'entrata di un circolo
sportivo femminile progettato da due ragazze del quarto anno.
Le Corbusier le defin paccottiglia neoclassica. Pingusson disse
che le trovava assolutamente eleganti.
Eleganti! sbott Le Corbusier. Magari avresti giudicato
cos anche le mostruosit di Speer all'Esposizione internazionale!
Era la sagra del neoclassicismo da strapazzo.
Come, scusa? disse Pingusson. Stai suggerendo di mettere
nel dimenticatoio i Greci e i Latini semplicemente perch
i nazisti se ne sono appropriati? Per essere precisi, li hanno
imbastarditi.
Ogni cosa va analizzata nel contesto, disse Le Corbusier.
Visto il momento politico attuale, la giudico una scelta indifendibile.
Anche se forse in questo caso possiamo chiudere
un occhio con queste signorine, perch in fondo sono solo
donne. E sottoline queste ultime parole con due stoccate al
petto di Pingusson.
Sciocchezze! url Pingusson. Come osi accusarmi di
sciovinismo? Bollando questa scelta come paccottiglia, non
credi di misconoscere la tradizione del potere femminile nella
mitologia classica?
Ottima osservazione, disse Lemain. E visto che siete
entrambi cos illuminati, signori, perch non lasciamo che siano
le donne a difendere da sole la loro scelta?
La pi alta delle due studentesse si chiamava Marie-Laure cominci a spiegare, in un francese pulito e asciutto, che non si
trattava di semplici cariatidi; le statue riproducevano le fattezze
di Suzanne Lenglen, la campionessa di tennis da poco scomparsa.
Poi pass a difendere le altre caratteristiche del progetto, ma
Andrs perse il filo del discorso. Il successivo progetto a venir
valutato sarebbe stato il loro, ed era troppo teso per concentrarsi
su altro. Polaner gli stava accanto e strizzava il fazzoletto
come una pallina; dall'altro lato c'era Rosen, che aveva un'aria
serafica, vagamente interessata. Lui s che poteva stare tranquillo;
non si era iscritto alla gara. Era stato troppo preso dalle
riunioni della Ligue contre l'antismitisme, della quale era stato
da poco eletto segretario.
La valutazione del circolo sportivo femminile giunse al termine,
un po' troppo presto per i gusti di Andrs, e i giudici
procedettero oltre. Gli studenti si raccolsero alle loro spalle intorno
al tavolo su cui era esposto il modello che aveva realizzato
con Polaner.
Illustrateci il vostro progetto, signori, disse Perret, con
un gesto della mano.
Polaner fu il primo a parlare. Si raddrizz l'orlo della giacca
e, nel suo francese venato di polacco, cominci a spiegare la necessit
di un circolo sportivo aperto a tutti, che simboleggiasse i
principi fondamentali della Repubblica. Il progetto sarebbe stato
orientato verso il futuro; i materiali dell'edificio sarebbero
stati soprattutto cemento armato, vetro e acciaio, con pannelli
di legno scuro a coronare le porte e le finestre.
Tacque e guard Andrs, che doveva prendere la parola dopo
di lui. Andrs apr la bocca e scopr che il suo francese si era
completamente dissolto. Al suo posto c'era un incredibile vuoto,
un libro di pagine bianche.
Che succede, giovanotto? chiese Le Corbusier. Avete
perso la lingua?
Andrs, che non dormiva da tre giorni, era in preda a un'allucinazione
temporale. Il tempo scorreva lento come una lumaca.
Osserv il battito di ciglia di Le Corbusier, che parve durare
un'eternit, dietro gli occhiali spruzzati di intonaco. Dal fondo
dell'anfiteatro qualcuno lanci un colpo di tosse oceanico.
Forse non avrebbe pi ritrovato la favella se Pierre Vago,
il maestro di cerimonie, non fosse prontamente giunto in suo
soccorso. Vago era quello che gli aveva insegnato a parlare la
lingua in cui doveva esprimersi adesso; conosceva le parole
che potevano metterlo a suo agio. Perch non cominci dalla
piste, disse. Piste: il circuito da corsa, la versione francese
di plya. Ne avevano parlato due giorni prima in laboratorio:
come si diceva pista da corsa in francese, e in che modo la
parola si differenziava da quelle che significavano strada,
sentiero, rotaia e tracciato. Andrs poteva parlare della
piste, era l'elemento pi insolito del progetto, frutto della
loro ispirazione notturna. La piste, inizi, est construite
en acier galvanis, e sarebbe stata sospesa sul tetto dell'edificio,
come un'aureola, mediante cavi d'acciaio fissati su travi a
doppia T. Gli erano tornate le parole; le pronunci, e Le Corbusier,
Lemain e Pingusson ascoltarono, prendendo appunti
sui loro bloc-notes gialli. L'elemento della sospensione avrebbe
permesso di costruire una pista pi lunga di quanto sarebbe
stato possibile se fosse stata inserita all'interno dell'edificio.
Il circolo sportivo sarebbe stato pi alto dei palazzi circostanti,
e la pista avrebbe potuto sovrastare gli ultimi piani. Il tetto
fungeva anche da copertura della piscina; Andrs si chin
sul modello e mostr come si apriva in caso di bel tempo. Entrambi
gli elementi del progetto, la pista all'aperto e il tetto
a scomparsa, riflettevano i principi di tolleranza e libert del
circolo sportivo.
Quando ebbe finito, nella sala cal il silenzio. Andrs lanci
un'occhiata riconoscente al professor Vago, che fece finta
di niente, come se non lo avesse aiutato. Poi i giudici cominciarono
con le domande: come si poteva evitare che la pista
sospesa rimbalzasse all'impatto dei corridori? Cosa sarebbe
successo in una giornata di vento? In quanto tempo si poteva
richiudere il tetto in caso di maltempo? Come pensavano di
ovviare alla collocazione di un sistema idraulico nello spazio
aperto del natatorium?
Le parole adesso scorrevano pi veloci. Erano problemi che
Andrs e Polaner avevano sviscerato, su cui si erano accapigliati
per ore durante le nottate in laboratorio. I cavi di sostegno sarebbero
stati avvolti da sottili fasce d'acciaio che li rendessero rigidi
senza eliminarne del tutto l'elasticit; il passo dei corridori sarebbe
stato ammortizzato da una serie di molle. La pista sarebbe
stata sorretta da puntelli per evitare le oscillazioni. E il sistema
idraulico sarebbe stato alloggiato all'interno di quella scatola simile
a un armadio. Dopo aver ascoltato tutte le risposte, Pingusson,
Lemain e Le Corbusier parvero impiegare ore a ispezionare i
materiali e a prendere appunti; perfino Perret insistette per dare
un'occhiata pi approfondita, borbottando fra s mentre esaminava
la sezione trasversale di un muro esterno.
E di dove siete, monsieur Lvi? chiese alla fine Le Corbusier,
infilandosi la matita dietro l'orecchio.
Sono ungherese, di Konyr, signore, rispose Andrs.
Ah. Siete il giovane che hanno scoperto alla mostra d'arte.
Vi hanno ammesso alla scuola grazie ad alcune linoleografie,
se non sbaglio.
S, disse Andrs e si schiar la gola intimidito.
E voi, monsieur Polaner? chiese Pingusson. Siete di
Cracovia? Mi dicono che avete il pallino dell'ingegneria.
 vero, signore, rispose Polaner.
Ecco, per me il progetto  stupendo ma poco realistico, disse Le Corbusier. Il problema  l'urbanistica. Non convincerete
mai i parigini a costruire una pista sospesa sopra un edificio.
Somiglia un po' a quello che le signore indossavano sotto
gli abiti nel Settecento. Quella roba l. Il guardacoso. Il panier.
Pi a un bizzarro copricapo, aggiunse Pingusson. Ma
c' un uso egregio dello spazio urbano.
Piuttosto utopistico, rincar Lemain. L'edificio in s
 ben progettato, comunque. E le decorazioni in legno sono un
elemento raffinato. Ricordano il parquet delle palestre.
Poi i giudici passarono a esaminare un altro progetto. Avevano
finito. Andrs e Polaner si scambiarono uno sguardo di
stremata soddisfazione. Il loro progetto, malgrado le imperfezioni,
era almeno stato degno di lode. Mentre gli altri studenti
li superavano come un'onda, Rosen li prese a pacche sulle spalle
e li baci sulle guance.
Congratulazioni, ragazzi, disse. Avete creato il primo
guardinfante architettonico. Se non fossi completamente al verde,
vi offrirei da bere.
Il mattino dopo, quando Andrs attravers il grande portone
blu della scuola la stessa soglia che aveva varcato quasi due anni
prima da matricola fu salutato da un coro di acclamazioni. Gli
studenti in cortile applaudirono e cominciarono a scandire il suo
nome. Polaner sedeva in pompa magna in un angolo del cortile,
su una sedia di legno scheggiato. Era attorniato dai compagni e
aveva al collo una medaglia d'oro. Qualcuno gli aveva messo il
tricolore sulle spalle. Un uomo chino su una macchina fotografica
cominci a immortalarlo. Quando Rosen ud il secondo scroscio
di applausi, si precipit da Andrs e lo prese per il braccio.
Dov'eri finito? disse. Eravamo tutti qui ad aspettarti!
Hai vinto, scemo. Tu e il tuo amabile collega avete vinto il
Grand Prix. La tua medaglia  esposta nell'anfiteatro.
Andrs corse nell'anfiteatro e vide che era vero: il Circolo sportivo
Saint-Germain era coronato da un certificato impresso a lettere
in oro e affiancato da una medaglia su un nastro tricolore.
Sul certificato c'erano le firme dei giudici, Le Corbusier, Lemain
e Pingusson. Andrs rimase solo per un lungo istante, cercando
di convincersene; prese la medaglia e se la rigir in mano. Era pesante
e brunita, con un ritratto di Emile Trlat scolpito in bassorilievo
sulla superficie. Grand Prix de l'Amphithtre, c'era
scritto; sul retro erano incisi i nomi di Andrs e Polaner e l'anno, il
1939. Indoss la medaglia, che col suo peso gli fece aderire il nastro
tricolore al collo. Doveva vedere Polaner, e poi il professor Vago.
Lvi, disse qualcuno, e Andrs si volt.
Erano due studenti che avevano partecipato al concorso, del
terzo anno. Andrs li aveva visti in giro a scuola ma non li conosceva;
nessuno dei due aveva fatto parte del suo gruppo in
laboratorio n dei suoi sorveglianti. Quello alto con i capelli
corvini si chiamava Frdric qualcosa; quello con il torace largo
e gli occhiali di tartaruga era soprannominato Noirlac. Lo spilungone
diede uno strattone alla medaglia di Andrs.
Bel ciondolo, disse. Peccato che hai dovuto imbrogliare
per averlo.
Come, scusa? disse Andrs. Non era sicuro di aver capito
bene la frase in francese.
Ho detto peccato che hai dovuto imbrogliare per averlo.
Andrs strinse gli occhi. Che significa?
Lo sanno tutti che vi hanno dato la medaglia per piet, disse quello che chiamavano Noirlac. Si sentivano in colpa
per il tuo amichetto, quello che l'ha preso nel didietro insieme
a una scarica di botte. Non  bastato che Lemarque si sia impiccato.
Dovevano fare una dichiarazione pubblica.
Sappiamo tutti che lavori per Lemain, riprese l'altro. E
non credere che non sappiamo di Pingusson e della tua borsa
di studio. Sappiamo che il concorso era truccato. Ammettilo,
che ti conviene. Non avresti mai vinto con quell'obbrobrio se
non fossi stato il cocco di qualcuno.
Un applauso smorzato li raggiunse dal cortile. Andrs distingueva
appena la voce di Rosen che teneva un discorso encomiastico.
Se toccate Polaner, vi ammazzo, disse. Tutti e due.
Quello pi alto rise. Che fai, difendi il tuo innamorato?
Che succede, signori? Era Vago, che attraversava a grandi
passi l'anfiteatro con un fascio di progetti sottobraccio. Ci
stiamo congratulando con il vincitore?
Esatto, signore, disse Frdric e afferr la mano di Andrs
come per stringerla. Lui la tir via.
Vago sembr comprendere l'espressione di Andrs e i sorrisi
beffardi degli studenti del terzo anno. Vorrei parlare da solo
con monsieur Lvi, disse.
Ma certo, professore, disse Noirlac con un mezzo inchino
a Vago. Prese per il braccio l'amico e attraversarono insieme
l'anfiteatro, voltandosi a fare il saluto militare ad Andrs
sulla porta del cortile.
Bastardi, disse lui.
Vago si mise le mani sui fianchi e sospir. Li conosco quei
due, comment. Li ammazzerei io stesso se non mi costasse
il licenziamento.
Mi dica solo una cosa:  vero? Ci hanno dato il premio per
puntualizzare qualcosa?
In che senso?
Rispetto a Polaner.
Ma certo, disse Vago. Per puntualizzare che  un eccellente
progettista e disegnatore. Come te. L'elaborato non
 perfetto, ovviamente, ma  di gran lunga il pi innovativo e
meglio realizzato del concorso. La decisione  stata unanime.
Tutti i giudici si sono trovati d'accordo, per una volta. Ma il
tuo sostenitore pi acceso  stato Pingusson. Ha detto che farti
rimanere si  rivelato un ottimo investimento. Anzi, ha promesso
di aumentare l'importo della tua borsa di studio. Desidera
che passi pi ore in laboratorio.
Ma il progetto, disse Andrs, pizzicando con un dito la
pista sospesa,  assurdo, vero? Le Corbusier aveva ragione,
una cosa cos non si potr mai costruire.
Forse non a Parigi, conferm Vago. Forse non nei prossimi
dieci anni. Ma Le Corbusier sta prendendo appunti e realizzando
alcuni bozzetti per un progetto in India e dice che gli
piacerebbe scambiare qualche idea con te e Polaner.
Andrs strabuzz gli occhi incredulo. Vuole scambiare
qualche idea con noi?
Perch no? Le idee migliori spesso provengono dagli allievi.
In fondo voi non avete passato anni a combattere con le
commissioni urbanistiche, i comitati di zona e le associazioni di
quartiere. Per voi  pi facile immaginare qualcosa di impossibile,
ed  cos che vengono alla luce gli edifici pi interessanti.
Andrs si rigir la medaglia fra le mani. Aveva ancora in testa
gli insulti dei due studenti del terzo anno, le tempie gli pulsavano
ancora per l'adrenalina.
Incontrerai sempre gente invidiosa, che cercher di sminuirti, disse Vago. La specie umana  fatta cos.
Allora  fatta proprio male, disse Andrs.
Eh gi. Siamo condannati. Finiremo per autodistruggerci.
Ma nel frattempo non possiamo evitare di costruirci un riparo,
cos il lavoro dell'architetto va avanti.
In quel mentre Rosen apparve sulla porta dell'anfiteatro.
Allora? url. Il fotografo vi sta aspettando.
Vago mise una mano sulla spalla di Andrs e lo condusse in
cortile, dove un gruppo si era radunato in un angolo erboso.
I giudici erano usciti per la foto con i vincitori; Polaner stava
tra Le Corbusier e Pingusson, con un'espressione di profonda
solennit sul volto pallido e fanciullesco, e Lemain era accanto
a loro, orgoglioso e grave. Il fotografo sistem Andrs tra Le
Corbusier e Vago. Andrs si aggiust la medaglia intorno al collo e tir indietro le spalle. Mentre guardava verso l'obiettivo,
cercando ancora di scacciare la rabbia, vide Noirlac e Frdric
che lo osservavano a braccia conserte, ricordandogli quella che
sembrava una verit fondamentale della sua esistenza: che in
ogni momento di felicit c'era una punta di amarezza o di tragedia,
come le dieci gocce, una per piaga, versate dalla coppa di
Pesach, o il gusto amaro dell'assenzio che lo zucchero non riusciva
mai a occultare. Per questo non avrebbe mai appeso quella
foto alla parete, anche se era l'unica che lo ritraeva all'cole
Spciale. Quando la guardava vedeva soltanto la propria rabbia,
e la fonte di tanta rabbia che lo fissava dalla folla.
Quell'estate il destino della Libera Citt di Danzica era
costante oggetto di discussione. I giornali riportavano che la
Germania stava introducendo di nascosto truppe e armamenti
oltreconfine; si diceva che gli ufficiali del Reich stessero addestrando
i nazisti locali alle manovre di guerra. Mentre la Gran
Bretagna e la Francia tergiversavano su un accordo di assistenza
militare con la Russia, la radio diffondeva voci riguardanti
una collaborazione pi profonda fra Berlino e Mosca. Ai primi
di luglio Chamberlain promise l'aiuto della Gran Bretagna
alla Polonia se Danzica fosse stata minacciata e il 14 luglio gli
Champs-Elyses brulicavano di blindati, carri armati e artiglieria
francesi e inglesi. Due giorni dopo la bandiera polacca
apparve misteriosamente sopra gli uffici del Reich a Breslavia.
Nessuno capiva come avessero potuto mettere a segno quel gesto
di sfida; l'edificio pullulava senz'altro di sentinelle. Polaner,
che aveva ricevuto una serie di lettere ansiose dai genitori per
tutta l'estate, desiderava solo buone notizie. Quando gli arriv
quella, seppur piccola, propose di andare alla Colomba blu
offrendosi di pagare da bere. Era un pomeriggio caldo, le strade
erano ancora cosparse dei rifiuti del 14 luglio, i marciapiedi
inondati di sacchetti di carta unti, bottiglie di birra vuote
e bandierine francesi e inglesi. Quando arrivarono alla Colomba
blu trovarono Ben Yakov gi piazzato a un tavolo con una
bottiglia di whisky davanti. L'alcol gli aveva dipinto sul viso
un'espressione rassegnata.
Buonasera, miei cari, disse. Vi offro da bere.
Oggi offro io, disse Polaner. Hai sentito della bandiera
polacca?
Ho sentito che devono sostituirla, disse Ben Yakov. Che
hanno proposto una cosa in bianco e nero su sfondo rosso. Piuttosto
brutta, se proprio volete saperlo Vuot il bicchiere e lo
riemp di nuovo. Fatemi le congratulazioni, ragazzi, che ho
appuntamento con il rabbino.
Non avevano mai visto Ben Yakov ubriaco in pubblico. La
sua bella bocca sembrava sfocata ai bordi, come se qualcuno
avesse cercato di cancellarla.
Il rabbino? disse Rosen. E perch dovremmo farti le
congratulazioni?
Perch mi render un uomo libero. Potr ottenere il divorzio.
Che cosa?
Un divorzio ebraico vecchio stampo. Posso ottenerlo perch
il medico ci ha messo per iscritto che Ilana  sterile. Significa
che abbiamo i requisiti. Alla faccia del romanticismo. Non pu
avere figli, quindi posso abbandonarla, Si chin sul bicchiere
e si strofin gli occhi. Bevete qualcosa, prego.
Andrs non rest affatto stupito. Nell'ultimo mese Ilana era
tornata a vivere da Klra, occupando l'altra met del suo letto.
Klra si era offerta di assisterla durante la convalescenza; Ilana
era andata in rue de Svign quando aveva lasciato l'ospedale,
senza pi tornare a casa. Era infelice, aveva detto a Klra; alla
fine aveva capito che Ben Yakov non l'amava, almeno non come
una volta. Aveva capito che si sentiva in gabbia per causa sua.
Sospettava da tempo che avesse un'altra. Quando Ben Yakov
andava a trovarla da Klra, sedevano insieme in salotto, senza
parlare. Che cosa c'era da dire? Spesso Ilana provava un dolore
inconsolabile per il bambino, lo stesso che, con suo stupore,
provava Ben Yakov. Ad addolorarlo, diceva Klra, era anche la
perdita di una certa idea di s. E poi c'era l'interrogativo insolubile
sul destino di Ilana. Dopo la convalescenza si apriva una
pagina vuota. Ormai niente la legava a Parigi, ma non sapeva
come avrebbero reagito i genitori se fosse tornata a casa. Non
avevano mai risposto alle sue lettere.
Andrs non aveva scritto a Tibor della situazione di Ilana.
Non voleva impensierire il fratello n, d'altronde, suscitarne le
speranze. Ma una settimana prima, Ben Yakov e Ilana si erano
incontrati da Klra per discutere come sciogliere la loro unione.
Ilana aveva detto a Ben Yakov che forse avrebbero ottenuto il
divorzio se un medico avesse attestato che era diventata sterile.
Magari non era proprio la verit, ma potevano convincere il medico.
Ben Yakov aveva accettato di seguire quella strada. Una volta
deciso sembravano entrambi sollevati. La salute di Ilana aveva
cominciato a migliorare e Ben Yakov era tornato al laboratorio
per rimettersi in pari con i lavori lasciati indietro a primavera.
Ma ora che l'incontro con il rabbino era alle porte, era crollato.
La possibilit del divorzio sarebbe presto divenuta una realt, la
prova che aveva rovinato la vita di Ilana e la propria.
Mentre bevevano tutti e quattro insieme, Ben Yakov si mise
a nudo senza vergogna. Non solo il matrimonio con Ilana era
andato in pezzi, ma la bella Lucia, stanca di aspettare, lo aveva
lasciato. Avrebbe trascorso l'estate a New York sotto la tutela
di un maestro architetto, girava anche voce che quell'uomo ne
fosse innamorato e che Lucia avrebbe lasciato l'cole Spciale per
una scuola di progettazione nel Rhode Island. La voce gli era
giunta tramite una serie di amici comuni. Tra l'altro Lucia non
aveva pi scritto a Ben Yakov da quando aveva lasciato Parigi.
A fine serata, quando uscirono sul marciapiede davanti alla
Colomba blu, Andrs si offr di accompagnare l'amico a casa.
Rosen e Polaner lo salutarono con una pacca sulla spalla ed
espressero la speranza che si sentisse meglio al mattino.
Oh, sto da dio, disse Ben Yakov e all'improvviso si chin
vicino a un lampione spruzzando un fiotto di vomito nella
cunetta.
Andrs gli diede un fazzoletto e lo aiut a pulirsi, gli mise un
braccio intorno alle spalle e lo accompagn a casa. Davanti al
portone, Ben Yakov cerc affannosamente la chiave rischiando
nel frattempo di sciogliersi in lacrime. Alla fine la trov nel taschino
della camicia e Andrs lo aiut a salire. L'appartamento
era proprio come lo immaginava Andrs; come se la persona che
avrebbe dovuto renderlo abitabile fosse partita da settimane.
Piatti sporchi soffocavano il lavandino, i gerani sul davanzale
erano morti, giornali e libri erano sparsi ovunque, e sul letto
sfatto c'erano molliche di croissant e mucchi di vestiti smessi.
Andrs fece sedere Ben Yakov sulla sedia accanto al letto mentre
sfilava le lenzuola e le metteva pulite. Gli fece togliere la camicia
macchiata. Fu il massimo che riusc a fare; il resto della
casa gli dava tristezza e gli tolse la voglia. La cosa peggiore in
assoluto era il piccolo tavolo con le tazze da t vuote e una crosta
di pane: Andrs riconobbe una tovaglia con l'orlo ricamato
a nontiscordardim, dono di nozze di Klra alla sposa.
Ben Yakov s'infil a letto e spense la luce, e Andrs si avvi
piano piano verso la porta. Rimase perplesso di fronte alla
serratura decrepita. Si chin ad armeggiare con un chiavistello arrugginito.
Lvi, disse Ben Yakov. Sei ancora l?
S, rispose Andrs.
Ascolta. Scrivi a tuo fratello.
Le dita di Andrs si fermarono sulla maniglia.
Non sono mica fesso, disse Ben Yakov. So cosa  capitato
fra quei due. So cosa  capitato sul treno.
Che vuoi dire? chiese Andrs.
Per favore, non... non cercare di proteggermi o che. E offensivo.
Come fai a sapere quello che  capitato sul treno?
Lo so. Quando sono arrivati mi sono accorto che c'era qualcosa
di strano. E lei ha confessato, una sera in cui le ho detto
delle cose crudeli. Ma si vedeva gi lontano un miglio. Aveva
provato a... resistere, ha detto.  una brava ragazza. Ma si  innamorata
di lui. Punto. Io non sono come tuo fratello, Andrs,
dovresti saperlo. Si interruppe, poi disse: Oddio... Tir
fuori il vaso da sotto il letto e vomit. Barcoll verso il bagno
in corridoio e torn, pulendosi la faccia con un asciugamano.
Scrivigli, disse. Digli di venire a trovarla. Ma non raccontarmi
cosa succede, va bene? Non voglio saperlo. E non voglio
neanche vedere te per un po'. Scusami, veramente. Non 
colpa tua. Si rinfil a letto, si gir verso il muro. Va' a casa
adesso, Lvi Aveva la voce soffocata dal cuscino. Sei stato
gentile a occuparti di me. Anch'io lo avrei fatto.
Lo so, disse Andrs. Combatt di nuovo con il chiavistello;
stavolta la porta si apr. Torn in rue des coles, prese
un quaderno e butt gi una lettera per il fratello.
...
.
...
CAPITOLO 24.
...
.
...
Il piroscafo Ile de France.
...
.
...
La fuga d'amore di Elisabet non fu una fuga nel vero senso
della parola; quando avvenne, Klra sapeva gi da mesi dell'imminente
partenza della figlia. Paul Camden veniva a pranzo
quasi ogni domenica nel tentativo di conquistare la sua fiducia
e il suo favore. In un francese lento dalle vocali appiattite, parlava
a Klra della residenza di famiglia nel Connecticut, dove
sua madre allevava e addestrava cavalli da concorso ippico;
di suo padre, vicepresidente di una conglomerata newyorkese
che si occupava di energia; delle sue sorelle, che frequentavano
la Radcliffe e avrebbero adorato Elisabet. Restava per il problema
di quello che Camden pre e mre avrebbero pensato se
il figlio fosse tornato a casa con una ragazza ebrea, squattrinata
e di origini oscure. La soluzione migliore, secondo Paul, era
celebrare le nozze prima della partenza per New York. Sarebbe
stato pi semplice viaggiare come marito e moglie; e una volta
approdati in America, il fait accompli del matrimonio avrebbe
chiarito la situazione ai genitori, che fossero contrari o no. Sempre
secondo Paul, i suoi avrebbero accettato Elisabet quando
l'avessero conosciuta. Klra invece li preg di aspettare di essere
arrivati per sposarsi, cio finch Paul non avesse spiegato
tutto e dato ai suoi la possibilit di abituarsi all'idea. Se avesse
sposato Elisabet senza prima consultarli, era sicura che per reazione
avrebbero rotto i rapporti con il figlio. Comunque, per
sicurezza, Paul aveva iniziato a risparmiare met della somma
sbalorditiva che il commercialista del padre gli mandava mensilmente.
Si era trasferito in un appartamento pi piccolo e andava
a mangiare alla mensa studentesca invece di ordinare i pasti
al ristorante, aveva smesso di arricchire il proprio guardaroba e
acquistato libri di testo usati. A insegnargli a fare economia era
stato Andrs, il quale ne aveva constatato la profonda ignoranza
nei pi basilari principi di frugalit. Non aveva idea di cosa
significasse comprare il pane del giorno prima, per esempio, e
non si era mai lucidato le scarpe o lavato le camicie da solo; gli
pareva incredibile che qualcuno potesse farsi rimettere in forma
il cappello invece di prendersene uno nuovo.
Ma capiranno tutti che  il cappello vecchio, protest,
e poi ripet le ultime parole in inglese: Old hat. Negli Stati
Uniti  un dispregiativo, un'espressione che indica una cosa
prevedibile, risaputa o dmode.
Devi solo cambiargli il nastro, disse Andrs. Nessuno
sapr che  il tuo old t. E se pensi che tutti stiano li a guardare
come ti vesti, sbagli.
Paul rise. Mi sa che hai ragione, vecchio mio, disse, e si
fece spiegare da Andrs dove farsi rimettere in forma il cappello.
Spesso, le domeniche in cui c'era Paul a pranzo, Andrs vedeva
Klra chiudersi in un silenzio vigile. Sapeva che osservava
il fidanzato della figlia, lo valutava e prendeva nota di come
trattava Elisabet, come rispondeva quando Andrs gli chiedeva
del suo lavoro, come si rivolgeva alla signora Apfel mentre serviva
la kaposzta. Ma Klra osservava anche Elisabet, con una
sorta di urgenza nello sguardo, come se dovesse registrare ogni
sfumatura dell'esistenza di sua figlia. Erano gli ultimi giorni
che vivevano sotto lo stesso tetto, e lei ne sembrava acutamente
consapevole. Non poteva fare nulla per impedirlo; da anni
Elisabet si preparava a partire, lentamente ma inequivocabilmente,
e ora se ne sarebbe andata per sempre, oltreoceano, sposa
bambina di un gentile i cui genitori forse l'avrebbero accettata
e forse no. Come se non bastasse, a tavola con loro sedeva Ilana
di Sabato, fresca di divorzio: prova del fatto che il matrimonio
fra due giovanissimi poteva fallire. Sola e disperata, Ilana non
toccava quasi cibo; quando aveva sposato Ben Yakov si era tagliata
la splendida treccia nera all'altezza della nuca e i capelli
le stavano miseramente appiccicati alla testa, come quella specie
di cappello aderente che andava di moda dieci anni prima.
Old hat, pens Andrs. Guardarla era una sofferenza. Tibor
non gli aveva ancora risposto, e lui non voleva parlarle del fratello
in anticipo.
Elisabet si sarebbe imbarcata all'inizio di agosto, e c'erano
un mucchio di preparativi da fare per il viaggio. Si vestiva da
studentessa e doveva crearsi un guardaroba da donna sposata.
Paul insisteva per contribuire, e pi che altro regalava alla fidanzata
cose molto costose che potevano sembrare indispensabili
soltanto a lui: un completo da tennis di lino, con un paio
di scarpe in tela e suola di gomma; una collana di perle con il
fermaglio di platino; un set di valigie da viaggio in cuoio fulvo
su cui aveva fatto incidere in oro le iniziali di lei. Ogni acquisto
devastava i risparmi accumulati facendo le piccole economie
che Andrs gli aveva insegnato. Alla fine Klra gli sugger, il pi
gentilmente possibile, di chiedere a lei come spendere i soldi.
Elisabet aveva bisogno di sottovesti di cotone, camicie da notte,
scarpe da passeggio. Doveva rifarsi l'otturazione di un dente.
Voleva tagliarsi i capelli. Tutte cose che richiedevano tempo e
denaro. Quando Andrs la sera se ne andava, Klra aveva sempre
il cesto da cucito accanto; la immaginava come una specie
di Penelope per procura che di notte disfaceva il lavoro compiuto,
cos Elisabet non si sarebbe mai sposata. A terrorizzarla,
gli diceva, era l'idea che la figlia attraversasse l'oceano mentre
l'Europa era sull'orlo della guerra. Non era insolito che una nave
civile venisse silurata. Elisabet non poteva aspettare ancora
almeno qualche mese, finch la situazione in Polonia non fosse
tornata alla normalit e non si fossero risolti i problemi tra gli
alleati anglofrancesi del Patto di reciproco aiuto e la Russia?
Paul ed Elisabet dovevano proprio partire in agosto, il mese in
cui tradizionalmente iniziavano i conflitti? Ma Elisabet aveva
ribattuto che, se avessero aspettato, la Francia sarebbe davvero
potuta entrare in guerra, e a quel punto mettersi in viaggio sarebbe
stato impossibile. Al riguardo, Klra ed Elisabet avevano
litigato tanto da sfiorare l'esaurimento nervoso. Andrs aveva
l'impressione che stessero cogliendo la loro ultima, grande
opportunit di dimostrarsi quanto si volevano bene nel loro modo
consueto, ovvero in uno scontro che nessuna delle due perdeva
o vinceva, dove il nocciolo non era l'argomento del contendere
ma la complicata natura del rapporto madre-figlia.
In quelle settimane, le sporadiche sere in cui lo raggiungeva
nella sua soffitta, Klra faceva l'amore con una urgenza che
sembrava totalmente avulsa da lui. Andrs non avrebbe mai
immaginato di potersi sentire cos solo tra le sue braccia; voleva
che i suoi occhi distratti si concentrassero su di lui. Quando
una volta la ferm e le disse: Guardami, Klra si stacc da
lui e scoppi in lacrime. Poi si scus e Andrs la abbracci, incapace
di soffocare il desiderio egoistico che tutto finisse al pi
presto. Oltre alla partenza di Elisabet, c'era la promessa che si
erano scambiati in autunno: anche loro finalmente si sarebbero
sposati e avrebbero vissuto insieme. Addolorata all'idea di
perdere la figlia, Klra non parlava pi di quel che sarebbe accaduto
una volta che Elisabet se ne fosse andata.
Modena, 21 luglio 1939.
Caro Andrs,
mi dispiace, mi dispiace davvero tanto sapere che il matrimonio
di Ilana e Ben Yakov  andato a finire cos male. Mi addolora
pensare che forse sono stati infelici anche per colpa
mia. Se il rimorso fosse capace di rimediare a quell'errore,
sarebbe gi successo da tempo.
L per l, quando ho ricevuto la tua lettera, ho pensato che
non potevo assolutamente venire a Parigi. Come affrontare
Ilana, mi sono chiesto, sapendo di averla offesa? L'amore
pretende di esprimersi; ci dice che  giusto per il semplice
fatto che  amore. Ma noi siamo esseri umani, e dobbiamo
decidere ci che  giusto. I miei sentimenti per Ilana erano
talmente forti che non sono riuscito a soffocarli. Quasi non
merito una seconda possibilit di dimostrarmi suo amico, figurarsi
di perorare la mia causa come innamorato.
Ma, Andrs e forse mi riterrai un poco di buono a dirlo mi rendo conto che quei sentimenti non sono cambiati. Come
mi batteva il cuore, mentre leggevo che Ilana aveva chiesto
di me! Come mi sono commosso a sentire che ha parlato di
me con tenerezza! Mi conosci troppo bene per avermi dato
quelle notizie alla leggera; dovevi sapere che cosa avrebbero
significato per me.
Morale della favola, sto arrivando. Mi vergogno, ma sto
arrivando. Almeno non avrai motivo di dubitare della mia
costanza; e spero che non lo far neanche Ilana. Quando riceverai
questa lettera io sar a Parigi. Prender una camera
all'Hotel Saint-Jacques, dove mi troverai da venerd in poi.
Con affetto,
tuo Tibor
Era sabato mattina quando Andrs ricevette la lettera del
fratello. Aveva passato l'intera notte allo studio di architettura
per aiutare Lemain a completare una serie di disegni per un
cliente. La lettera era posata sulla console nell'atrio, insieme a
un biglietto nella calligrafia di Tibor: Andrs: sono passato da
te stamattina. Ti ho aspettato fino alle nove. Non posso aspettare
ancora! Devo cercare di vederla. Troviamoci da Klra. T..
Andrs buss alla portineria. Ci fu un lungo silenzio; poi ud
un'imprecazione incomprensibile in francese e dei passi che si
avvicinavano. La portinaia usc con un grembiule sporco, guanti
da lavoro fuligginosi e una striscia di grasso sulla fronte.
Bah! disse. Arriva uno facendo un baccano del diavolo
a un'ora indegna. Che sorpresa:  un vostro parente.
Quando se n' andato mio fratello?
Tre minuti fa a dir tanto. Stavo pulendo il forno, come
potete notare.
Tre minuti fa!
Non c' bisogno di urlare, giovanotto.
Scusate, disse Andrs. Si ficc il messaggio in tasca e si
scapicoll in strada. Il portone gli sbatt alle spalle, e l'imprecazione
soffocata della concierge lo insegu fino in fondo all'isolato.
Si mise a correre verso il Marais. Era una mattinata calda
e luminosa; le vie brulicavano gi di turisti armati di macchina
fotografica, di famiglie a passeggio come ogni sabato, di innamorati
che camminavano sottobraccio. Al Pont Louis-Philippe,
Andrs intravide nella folla un cappello che gli era familiare.
Chiam il fratello e Tibor si gir.
Si incontrarono a met del ponte. Tibor era dimagrito dall'ultima
volta in cui si erano visti, aveva gli zigomi pi pronunciati
e gli si erano scurite le occhiaie. Quando si abbracciarono, ad
Andrs sembr fatto di un materiale pi leggero della carne.
Tutto bene? gli chiese, osservandone il volto.
Non dormo da quando ho ricevuto la tua lettera, disse Tibor.
Quando sei arrivato?
Ieri sera. Sono venuto da te, ma non c'eri.
Ho passato tutta la notte al lavoro. Ho appena letto il tuo
messaggio.
Perci non le hai parlato? Non sa che sono a Parigi?
No. Non sa neanche che ti ho scritto.
Come sta, Andrs?
Esattamente come prima. Tristissima. Ma credo che le
passer presto.
Tibor sorrise al fratello, perplesso. Se sei cos sicuro che
sar felice di vedermi, perch mi hai inseguito fin qui?
Volevo vederti per primo, immagino! disse Andrs, e rise.
Come mi trovi? Tibor allarg le braccia.
Orrendo come al solito. E io?
Scarpe slacciate. La camicia macchiata d'inchiostro. E non
ti sei fatto la barba.
Perfetto. In marcia, allora. Andrs prese il fratello per il
braccio e lo volt verso rue de Svign. Tibor per non si mosse.
Appoggi una mano sul parapetto e guard la Senna.
Non sono sicuro di farcela, disse. Sono pietrificato.
Per forza, disse Andrs. Ma adesso che sei qui, devi
farcela. Indic col capo il Marais. Avanti.
Camminarono affiancati, storditi dalla mancanza di sonno.
Lungo la strada, Tibor acquist un mazzo di peonie da un fioraio.
Quando arrivarono davanti alla casa di Klra, Andrs era
stato contagiato dai dubbi del fratello; forse avrebbero dovuto
annunciare il loro arrivo con un biglietto. Guard oltre i vetri
la luce tranquilla della scuola di danza, ancora deserta in attesa
della prima lezione, e si pent di quell'intrusione nella quiete
del sabato mattina a casa Morgenstern.
Ma in casa Morgenstern regnava gi il caos. Ad Andrs bast
sfiorare la porta d'ingresso perch si spalancasse; dal piano
di sopra arrivarono i rumori di un qualche disastro: la voce di
Klra gonfia di panico, le urla della signora Apfel. Per un istante
Andrs pens che fosse troppo tardi: nella sua disperazione,
Ilana di Sabato si era uccisa e Klra ne aveva appena scoperto il
cadavere. Afferrandosi al corrimano si precipit su per le scale,
con Tibor alle calcagna.
Ma Ilana non si vedeva. Fu la signora Apfel a incrociarli sul
pianerottolo. Se n' andata! url. Quella peste  scappata!
Chi? disse Andrs. Che cosa  successo?
 partita per l'America con il suo monsieur Camden. Ha lasciato
un biglietto a sua madre. La strozzerei! Le torcerei il collo.
Dal fondo del corridoio arriv il tonfo di un oggetto rigido
e ingombrante. Andrs entr in camera di Klra e la vide lanciare
sul letto una valigia tirata gi dall'armadio.
Che stai facendo? le chiese mentre lei apriva la valigia e
toglieva dalla carta da pacchi lo spolverino da viaggio.
Klra lo guard, i bei lineamenti stravolti dal dolore. Le
corro dietro, disse, e gli schiaff in mano un biglietto. Nella
sua calligrafia tondeggiante e infantile, Elisabet spiegava di
doversene andare, di non poter pi attendere, di temere che la
situazione in Polonia spingesse la Francia alla guerra prima della
loro partenza. Avevano lasciato Parigi in treno quella mattina e
sarebbero partiti l'indomani per New York sul piroscafo Ile de
France; il capitano li avrebbe sposati a bordo. Si scusava e qui
la lettera era macchiata e la frase successiva che Andrs riusc
a leggere fu  pi facile per tutti se io, quindi un'altra riga
illeggibile. Scriver quando arrivo, concludeva il biglietto.
Grazie per il corredo e per tutto quanto. Baci.
Quando l'hai trovato?
Stamattina. Tutte le sue cose sono sparite.
E vuoi cercare di raggiungerla?
Posso seguirla a Le Havre. In macchina, ce la facciamo entro
il pomeriggio.
Andrs sospir. Il legame tra madre e figlia sarebbe stato
difficile da spezzare; capiva perch Elisabet avesse preferito
partire alla chetichella. Ma lo mandava su tutte le furie pensarla
mentre di notte portava fuori di soppiatto le sue cose, le casse
imballate con tanta cura, con tutti i vestiti e la biancheria che
Klra aveva preparato per lei. Hai noleggiato una macchina? le domand.
Se n' occupata la signora Apfel. Dovrebbe arrivare a momenti.
Klra...
S, lo so. Si sedette sul letto, con lo spolverino in grembo.
Ormai  grande. Se ne sarebbe andata comunque. Avrei
dovuto darle il permesso di partire e di fare come le pareva.
Vuoi provare a fermarla? Credi di poterla convincere a
non partire?
No, sospir lei. Ma visto che  decisa ad andarsene,
mi piacerebbe salutarla. Mi piacerebbe dire addio a mia figlia.
Andrs capiva, naturalmente. La guerra d'indipendenza di
Elisabet era finita; ora Klra voleva solo negoziare la pace di
persona, invece che dalle rive opposte dell'Atlantico. Andrs
capiva anche la sua riluttanza ad arrendersi. Erano anni che
Klra sosteneva quella battaglia, e l'abitudine era dura a morire.
Vengo con te, le disse. Oppure no, se non vuoi.
S, vieni. Vieni con me, per favore.
Klra, c' un'altra cosa che devo dirti, prosegu lui. C'
qua Tibor.
Tibor? Tuo fratello  qui?
Esatto. E qui in questo momento, in casa.
Non me l'hai detto che ti aveva risposto!
La sua lettera mi  arrivata solo stamattina.
Ilana, disse lei, poi usc dalla stanza per correre a dare
la notizia.
Ma Ilana e Tibor si erano gi trovati. Erano seduti sul divano
in salotto. Lei aveva in volto un'espressione di gioia e incredulit;
lui di sollievo e spossatezza. Non furono dispiaciuti quando
appresero che Andrs e Klra stavano partendo per Le Havre e
che loro avrebbero dovuto passare insieme la giornata.
Per chiamateci quando arrivate a Le Havre, disse Tibor.
Fateci sapere se l'avete trovata.
Dabbasso udirono un doppio colpo di clacson: l'autonoleggio
aveva consegnato la macchina ed era ora di andare. La signora
Apfel diede loro un cesto di manicaretti preparati apposta per il
viaggio. Pochi minuti dopo erano partiti e zigzagavano nel traffico
di Parigi, Andrs tesissimo sul sedile del passeggero, Klra
cupa e risoluta al volante. Quando giunsero in aperta campagna,
la fronte di Klra si era ormai distesa. Il sole del mattino
inondava i campi pi avanti, la lavanda ondeggiava e l'odore di
benzina faceva da elettrizzante contrappunto a tanta dolcezza.
Non parlarono, nel chiasso di vento e motore, ma quando furono
su un tratto di strada sgombro lei gli prese la mano.
Paul ed Elisabet non avevano organizzato nulla in segreto;
alloggiavano all'albergo che avevano scelto un mese prima,
quando avevano deciso di partire da Le Havre. Andrs e
Klra entrarono nell'atrio bianco, con i soffitti alti, e si rivolsero
all'impiegato del ricevimento. Fu detto loro di attendere,
poi di seguire il fattorino. La coppia era seduta nella veranda,
da cui si vedevano il porto e il piroscafo Ile de France
nella sua impeccabile divisa da marinaio, con i fumaioli rossi
e neri. Klra si precipit fuori urlando il nome della figlia, ed
Elisabet si alz con un'espressione di sorpresa e sollievo. Ad
Andrs non era mai sembrata cos felice di vedere la madre. E
poi lei fece qualcosa di straordinario: butt le braccia al collo
di Klra e scoppi in lacrime.
Perdonami! pianse. Non me ne sarei dovuta andare
cos. Non sapevo cos'altro fare! E continu a piangere sulla
spalla della madre.
Paul seguiva la scena con evidente imbarazzo; fece ad Andrs
un timido cenno di saluto, poi ordin da bere per tutti.
Che cosa pensavi? disse Klra quando si furono seduti
tutti insieme. Tocc il volto della figlia. Potevi negarmi il conforto
di un addio normale? Credevi che ti avrei chiusa a chiave
in camera tua senza farti pi uscire?
Non lo so, rispose Elisabet, ancora in lacrime. Mi dispiace.
Si rigir impacciata le punte dei capelli; senza la lunga
treccia bionda, la sua testa pareva bizzarramente piccola e nuda.
Il nuovo taglio le sottolineava la bocca pallida e struccata.
E poi avevo paura. Non sapevo se sarei riuscita a dirti addio.
E voi, fece Klra, rivolgendosi a Paul. E cos che avete
lasciato vostra madre quando siete venuto in Francia?
Ah... no, madame.
Ah... certo che no! In futuro mi tratterete con lo stesso
rispetto che riservate a vostra madre, per favore.
Scusatemi, madame. Paul sembrava sinceramente mortificato.
Andrs si chiese se sua madre gli avesse mai parlato con
quel tono. Cerc di immaginare la signora Camden, ma la sua
mente non partor altro che la versione amazzone della baronessa
Kaczynska, un'aristocratica cinquecentesca dalla storia e
il lignaggio complicati che aveva studiato a scuola, a Debrecen.
Volete sul serio farvi sposare dal capitano di una nave? domand
Klra alla figlia.  questo il vostro sogno?
 questo che abbiamo deciso, disse Elisabet. A me pare
eccitante.
Allora  destino che io non ti veda quando ti sposi.
Mi vedrai da sposata. Verremo a trovarvi.
E quando? disse Klra. Secondo te, quando avrete i
soldi per comprarvi il biglietto per la traversata di ritorno? Soprattutto
se i genitori di tuo marito non dovessero accettare la
vostra unione.
Pensavamo che magari vi piacerebbe trasferirvi negli Stati
Uniti, disse Paul. Per stare vicina ai bambini eccetera,
quando avremo dei figli.
E i miei, di bambini? disse Klra. Pu darsi che non
sar facile, per me, correre oltreoceano.
Che bambini?
Klra guard Andrs e gli prese una mano. I nostri bambini.
Maman! disse Elisabet. Non puoi pensare sul serio di
avere dei figli con... ! Alz un pollice verso Andrs.
Forse s. Ne abbiamo parlato.
Ma tu sei une femme d'un certain ge!
Klra rise. Siamo tutti di una certa et, no? Tu, per esempio,
sei di un'et in cui  impossibile capire che a trentadue anni
ci si possa sentire all'inizio di una vita, invece che alla fine.
Ma sono io tua figlia, disse Elisabet, come sul punto di
rimettersi a piangere.
Ma certo, disse Klra, ravviandole una corta ciocca bionda
dietro l'orecchio.  per questo che ti ho seguita fin qui. Non
potevo lasciarti attraversare l'oceano senza salutarti come si deve.
Mesdames, s'intromise Andrs. Perdonatemi. Mi sa che
ora io e mister Camden andiamo a farci un giro, e vi lasciamo sole.
Benissimo, disse Paul. Scendiamo a vedere la nave.
L'atmosfera si era fatta opprimente; per i gusti di Paul erano
gi state versate troppe lacrime, e ad Andrs girava la testa
fin dall'accenno ai figli futuri. Fu un sollievo per entrambi congedarsi
da Klra ed Elisabet e uscire per conto loro.
Raggiunsero il porto passando per un mercato, tra venditori
di sgombri, sogliole e scampi, confezioni di myrtilles, borse di
rete piene di zucche gialle, decine di prugne piccole e dorate.
Le famiglie in vacanza affollavano le vie, e c'erano cos tanti
bambini vestiti alla marinara che avrebbero potuto formare
una flotta di marinaretti. Imbarazzati, come se lo sfogo emotivo
di poco prima avesse minacciato la loro virilit, Andrs e
Paul parlarono di imbarcazioni e di sport; poi, mentre superavano
una nave della marina militare britannica attraccata a uno
degli enormi moli, discussero della guerra che si prospettava.
Tutti avevano sperato che la dichiarazione con cui Chamberlain
aveva espresso l'appoggio della Gran Bretagna alla Polonia
avrebbe raffreddato la questione di Danzica per qualche
settimana e forse addirittura portato a un accordo pacifico, ma
Hitler aveva appena concluso un incontro a Berchtesgaden con
il capo del partito nazista di Danzica e mandato una nave da
guerra nel porto della Libera Citt. Se la Germania avesse reclamato
Danzica, Inghilterra e Francia le avrebbero dichiarato
guerra. Quella settimana, l'aviazione francese aveva simulato
un attacco a Londra per controllare la prontezza del sistema di
difesa antiaerea britannico. Alcuni londinesi avevano creduto
che fosse gi scoppiata la guerra e tre persone erano rimaste uccise
mentre correvano ai rifugi.
Secondo te cosa far l'America? chiese Andrs.
Paul si strinse nelle spalle. Roosevelt lancer un ultimatum,
credo.
Hitler non ha paura di Roosevelt. Guarda cos' successo
ad aprile.
Be', cosa vuoi che ne sappia io, disse Paul, alzando le
mani a mo' di autodifesa. Sono solo un pittore. Di solito non
leggo nemmeno i giornali.
La tua fidanzata  ebrea, disse Andrs. La sua famiglia
vive qui. E la guerra la toccher, che l'America venga coinvolta
o no.
Restarono a lungo in silenzio, a guardare la nave irta di cannoni.
Quale corpo sceglieresti, se dovessi arruolarti? domand
Paul.
Di sicuro non la marina, disse Andrs. La prima volta
che ho visto il mare  stato un anno fa. E non in trincea. Niente
trincee, assolutamente. Per potrei imparare a pilotare un
aereo. Ecco, quello mi piacerebbe.
Paul fece un largo sorriso. Anche a me, disse. Ho sempre
pensato che dev'essere fantastico pilotare un aereo.
Ma non vorrei essere costretto a uccidere nessuno, disse
Andrs.
Giusto. Questo  il problema. Per non mi dispiacerebbe
essere un eroe. Mica male, ottenere qualche medaglia.
Eh no, convenne Andrs. Era bello ammetterlo, anche
se c'era un po' da vergognarsene.
Ci vediamo in cielo, allora, disse Paul con una risata un
po' forzata, come se l'eventualit della guerra e del proprio coinvolgimento
fosse diventata improvvisamente reale ai suoi occhi.
Avevano raggiunto l'Ile de France, che torreggiava su di loro
in tutta la sua mole come il fronte di un ghiacciaio. Lo scafo
luccicava di pittura fresca, ciascuna lettera del nome era alta
e larga quanto un uomo. Il mare sciabordava intorno al molo,
spandendo un denso fetore di pesci morti, nafta e alghe, pi
qualcosa di salato e calcifero che doveva essere l'odore del mare
in s. La nave si elevava per quindici piani sopra la linea dell'acqua;
Andrs e Paul contarono cinque terrazze, da dov'erano loro.
I ponti pullulavano di stivatori, marinai, cameriere con le
braccia cariche di biancheria. Erano in centinaia a occuparsi dei
preparativi per la partenza di tante persone quante gli abitanti
di una cittadina; il viaggio sarebbe durato diciassette giorni. Si
sarebbero imbarcati millecinquecento passeggeri, gli disse Paul;
la nave contava cinque sale da ballo, un cinema, un poligono di
tiro, una grande palestra, una piscina coperta, cento scialuppe.
Era lunga quasi duecentocinquanta metri e avrebbe viaggiato a
una velocit di ventiquattro nodi. E a bordo una sorpresa aspettava
Elisabet, un'ultima follia: avevano una cabina di lusso con
un balcone privato, e Paul si era assicurato che le portassero tre
dozzine di rose bianche e una cassa di champagne.
Meno male che ti sei fatto rimettere in forma il cappello, disse Andrs. Pensa quanto ti sarebbe costato comprarne
uno nuovo.
Quella sera cenarono tutti insieme sulla terrazza di un ristorante
affacciato sulla Manica. Mangiarono frutti di mare freschi
in brodo di pomodoro e pesce arrosto con limone e olive,
bevvero due bottiglie di vino, parlarono di cosa sognavano da
bambini e dei luoghi esotici che avrebbero voluto vedere prima
di morire: l'india, il Giappone, il Marocco. Sembrava quasi di
essere in vacanza. Klra era di buon umore per la prima volta
da settimane, come se il fatto di aver trovato Elisabet potesse
ancora scongiurare la separazione che paventava da tempo. Ma la
nuova decisione rimaneva valida: Elisabet e Paul sarebbero salpati
la mattina dopo. E man mano che la serata procedeva, Andrs
si accorse di provare una tensione che gi conosceva, una spirale
che era diventata sempre pi stretta nel corso della giornata:
era la paura che, partita la figlia, Klra sarebbe in un certo
senso svanita a sua volta, come se la corrente che le univa fosse
ci che le ancorava alla terra.
In albergo, dopo cena, lui e Klra si separarono per la notte.
Lei avrebbe dormito nella suite di Elisabet mentre Paul e Andrs
avrebbero condiviso una semplice camera in mansarda. Dandogli
la bonne nuit, Klra gli premette una mano sulla guancia,
quasi a mo' di promessa, e Andrs quella notte si addorment
sperando che la loro vita insieme sarebbe stata un balsamo per
il suo dolore. Ma quando all'alba scese dabbasso la trov sola
in veranda, con lo spolverino sulle spalle, a guardare la luce
rosa che si arrampicava sui fumaioli dell'Ile de France. Andrs
rimase a lungo sulla porta finestra, senza avvicinarsi. Klra era
davanti a una svolta. Sua figlia se ne stava andando. Lui non
avrebbe potuto fare nulla per riempire quel vuoto.
Alle otto scesero al porto per salutare Paul ed Elisabet. La
nave salpava a mezzogiorno; i passeggeri dovevano imbarcarsi
entro le nove. Andrs e Klra avevano comprato a Elisabet un
mazzo di viole da portare a bordo, pasticcini assortiti e un tubo
di stelle filanti gialle da lanciare alla partenza. Elisabet indossava
un cappello di paglia con un nastro rosso, e i suoi occhi azzurri
avevano un'espressione febbrile alla prospettiva del viaggio.
Paul non vedeva l'ora di imbarcarsi e di mostrare alla fidanzata
cos'aveva organizzato per lei. Ciononostante insistette perch
il fotografo di bordo li immortalasse tutti e quattro sul molo,
con l'Ile de France sullo sfondo. Segu un po' di confusione
con i bauli, con qualche indumento che dovette essere eliminato
all'ultimo. Infine, all'ora stabilita, una sirena potentissima
risuon dall'alto della nave, e i passeggeri che non si erano ancora
imbarcati iniziarono ad accalcarsi sulla passerella.
Il momento era arrivato. Klra si appart con Paul per rivolgergli
un ultimo discorsetto, e Andrs ed Elisabet rimasero a
guardarsi sul molo. Lui non sapeva cosa dirle, non ci aveva pensato,
e si meravigli della tristezza che provava per la sua partenza;
a cena, la sera prima, aveva iniziato a capire che donna
sarebbe diventata, scoprendo che assomigliava alla madre pi
di quanto avesse immaginato.
Mi sa che non ti dispiace vedermi partire, disse Elisabet.
Ma lo osservava con una luce divertita negli occhi e aveva
parlato in ungherese.
Infatti, conferm Andrs prendendole una mano. Fuori
dai piedi, d'accordo?
Lei sorrise. Porta mia madre a trovarci, eh?
Certo, disse Andrs. Ci tengo a vedere New York.
Ti mander una cartolina.
Bene.
Non mi sono ancora abituata all'idea che stai per sposarla, disse Elisabet. Cos diventerai il mio...
Per favore non dirlo.
Va bene. Per senti: se scopro che l'hai fatta soffrire, vengo
ad ammazzarti con le mie mani.
E se io scopro che hai fatto soffrire quel marcantonio di
marito, cominci Andrs, ma Elisabet gli diede uno scappellotto
su una spalla, e a quel punto era ora che salutasse Klra.
Si abbracciarono, Elisabet pieg la testa a toccare quella della
madre. Andrs si volt e tese la mano a Paul.
See you in the funny papers, salut Paul in inglese. 
cos che diciamo, negli Stati Uniti. Tradusse per Andrs: Je
te verrai dans les bandes dessines.
In francese  pi bello, disse Andrs, e Paul si trov
d'accordo.
La sirena della nave suon di nuovo. Klra baci un'ultima
volta Elisabet, che insieme a Paul imbocc la passerella e scomparve
nella calca. Klra si resse al braccio di Andrs, zitta e con
gli occhi asciutti, finch Elisabet non si affacci al parapetto
della nave. Mancavano ore alla partenza ed era gi cos lontana
che la si riconosceva soltanto dal nastro rosso che sventolava
sul cappello e da un puntino viola, il mazzo di fiori che teneva
in mano. La chiazza blu scuro alle sue spalle era Paul in giacca
da yacht. Klra prese la mano ad Andrs e gliela strinse forte.
Il suo viso magro era pallido sotto l'onda di capelli scuri; nella
fretta di andare a Le Havre si era dimenticata il cappello. Agit
il fazzoletto in direzione di Elisabet, che agit il proprio in
risposta.
Tre ore dopo guardarono l'Ile de France scivolare verso l'orizzonte
piatto e azzurro del mare aperto e del cielo. Era straordinario,
pens Andrs, che una nave cos grande potesse ridursi
alle dimensioni di una casa e poi di un'automobile, una scrivania,
un libro, una scarpa, una noce, un chicco di riso, un granello di
sabbia. Era straordinario che l'oggetto pi grosso su cui avesse
mai posato gli occhi non potesse nulla contro il rimpicciolimento
cui lo condannava la distanza. Lo fece sentire piccolissimo
di fronte al mondo, insignificante di fronte al futuro, e per un
momento il panico gli gonfi il petto.
Stai male? gli disse Klra, posandogli una mano sulla
guancia. Cosa c' che non va?
Ma gli fu impossibile esprimere a parole ci che provava. Un
attimo, poi pass e fu ora di tornare alla macchina, e a casa.
...
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CAPITOLO 25.
...
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...
Il consolato ungherese.
...
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...
Mentre Andrs e Klra erano a Le Havre, Tibor e Ilana avevano
trascorso tutto il tempo insieme nell'appartamento di rue
de Svign. Tibor lo raccont al fratello il giorno dopo mentre
camminavano insieme in riva alla Senna, guardando le chiatte
lunghe e basse passare sotto i ponti. Ogni tanto captavano le
note di un motivo zigano e Andrs aveva la sensazione di essere
di nuovo a Budapest, di poter alzare gli occhi e vedere la cupola
screziata d'oro del Parlamento sulla riva destra e la collina
del Castello sulla sinistra. Il pomeriggio era umido e odorava di
asfalto bagnato e acqua di fiume; nella luce obliqua Tibor appariva
stravolto dalla gioia. Disse ad Andrs che sul treno Ilana
aveva capito che stava commettendo uno sbaglio, senza per
avere la forza di arrestare il meccanismo che si era gi messo
in moto. Tutti avevano colpa, era un carosello infinito di colpe:
sua, di Ben Yakov, di Tibor. Ognuno aveva fatto un torto agli
altri, ognuno aveva subito un torto dagli altri. Era un miracolo
che fossero usciti da quel vortice sconvolgente senza impazzire.
Ma Tibor era stato protetto dalla distanza fisica da Parigi e
Ilana era stata accudita da Klra come una figlia, mentre Ben
Yakov aveva parlato con Andrs quella notte nella sua stanza.
Torner in Italia con me, disse Tibor. La riporter a
casa a Firenze e mi fermer l tutta l'estate. Le chiederei di sposarmi
anche oggi, se potessi, ma preferisco che i genitori non mi
considerino un nemico. Vorrei avere il loro consenso.
Sei molto coraggioso. E se te lo negassero?
Correr il rischio. Non si sa mai, in fondo. Magari mi prendono
in simpatia.
Attraversarono l'ile de la Cit e il Petit Pont fino al Quartiere
latino, dove si ritrovarono a camminare in rue Saint-Jacques.
La casa di Jzsef era poco pi avanti; Andrs non ci andava dalla
sera successiva al digiuno di Yom Kippur. Da allora aveva
visto Jzsef alcune volte di sfuggita, ma erano mesi che non
varcava quella soglia. Il momento in cui lui e Klra avrebbero
dovuto riprendere in considerazione l'idea di confidarsi con lui
si avvicinava rapidamente. Mentre raggiungeva l'edificio, vide
che il portone era tenuto aperto da due bauli lucidi e coperti
di adesivi, con il nome e l'indirizzo di Jzsef bene in vista sui
lati. Un attimo dopo apparve Jzsef in persona, in completo
estivo da viaggio.
Lvi! esclam. Lasci cadere lo sguardo su Andrs, che
si sent squadrato in maniera divertita e fraterna. Devo dire
che ti trovo bene, vecchio mio. Ed ecco l'altro Lvi, il futuro
medico, se non sbaglio. Peccato mi abbiate preso proprio adesso
che sono di corsa. Magari bevevamo qualcosa insieme. D'altronde,
capitate a fagiolo. Potete aiutarmi a trovare un taxi.
Parti per le vacanze? chiese Tibor.
L'idea era quella, disse Jzsef e un'espressione insolita
gli attravers il volto, un'aria che Andrs avrebbe potuto solo
definire di dispiacere. Dovevo vedermi con certi amici a
Saint-Tropez. Invece parto per la bella Budapest.
Perch? chiese Andrs. Che cos' successo?
Jzsef alz il braccio verso un taxi. Il tassista accost e scese
a prendere i bagagli. Sentite, disse Jzsef. Perch non
mi accompagnate alla stazione? Vado alla Gare du Nord, e ci
vorr mezz'ora con questo traffico. Sempre che non abbiate di
meglio da fare.
Meglio di una corsa lunga e soffocante nel traffico? disse
Andrs. Non credo proprio.
Salirono sul taxi e da rue Saint-Jacques si avviarono nella
direzione da cui erano venuti. Jzsef appoggi il lungo braccio
sullo schienale del sedile e si volt verso Andrs.
Be', Lvi, disse.  una cosa da non credere, ma devo
proprio raccontartela.
E cio? chiese Andrs.
Hai rinnovato il visto studentesco?
Ancora no. Perch?
Non stupirti se avrai problemi al consolato ungherese.
Andrs lo guard di traverso; la luce radente delle cinque che
si riversava dai finestrini del taxi illumin quello che prima gli
era sfuggito: un'ombra di apprensione negli occhi di Jzsef, le
tracce lasciate dal sonno perduto. Che problemi?
Sono andato a farmi rinnovare il visto. Pensavo mi avanzasse
ancora qualche settimana di tempo. Non credevo di incontrare
difficolt. E invece mi hanno detto che non potevano
rinnovarmelo, non qui in Francia.
Ma  assurdo, sbott Tibor.  il consolato a occuparsi
di queste cose.
A quanto pare ha smesso.
Se non te lo rinnovano in Francia, dove dovrebbero farlo?
In patria, disse Jzsef. Per questo parto.
Non potevi chiedere a tuo padre di risolverla lui? chiese
Andrs. Non poteva usare la sua influenza per smuovere
chi di dovere? Oppure, scusa la volgarit, non poteva semplicemente
pagare qualcuno?
In teoria s, rispose Jzsef. Ma in pratica no. Mio padre
non ha pi tutta questa grande influenza. Non  pi presidente
della banca. Va nello stesso ufficio, ma adesso ha una carica
diversa. Segretario consulente, o una scemenza del genere.
C'entra con il fatto che  ebreo?
 ovvio. Se no come te lo spieghi?
E immagino che solo gli ebrei debbano tornare in Ungheria
a rinnovare il visto.
Ti stupisci, vecchio mio?
Andrs estrasse i documenti dalla tasca della giacca. Il mio
visto  valido per altre tre settimane.
 quello che pensavo anch'io. Ma  valido solo se frequenti
i corsi estivi. Il prossimo semestre non conta pi, a quanto pare.
Ti conviene andare al consolato prima che qualcuno ti chieda i
documenti. Per le autorit, adesso sei qui illegalmente.
Ma  impossibile. Non ha senso.
Jzsef si strinse nelle spalle. Vorrei poterti dire il contrario.
Non posso andare a Budapest adesso, disse Andrs.
Per la verit, io quasi non vedo l'ora, disse Jzsef. Mi
metter a mollo ai bagni Szchenyi, prender un caff da Gerbeaud,
rivedr qualche compagno del gimnzium. Magari me ne
andr un po' nella nostra casa sul lago Balaton. Poi sbrigher
la pratica all'ufficio passaporti e torner per l'inizio del trimestre
autunnale, ovviamente ammesso che ci sia, un trimestre
autunnale, visto che dipende anche dai capricci di Herr Hitler.
Andrs si accasci sul sedile del taxi, cercando di comprendere
quello che aveva appena sentito. In una situazione normale
sarebbe stato lieto di avere una scusa per tornare a casa qualche
settimana; in fondo non vedeva i genitori e Mtys da due
anni. Ma doveva sposarsi; le nozze andavano celebrate mentre
Tibor era ancora a Parigi. Doveva trasferire le sue cose in rue
de Svign. E poi c'era il problema di Hitler e Danzica. Non
era il momento di prendere un treno per Budapest, di attraversare
il continente, e nemmeno di avere problemi con il visto.
In ogni caso, non poteva permettersi il viaggio. Un biglietto di
andata e ritorno avrebbe consumato quello che era riuscito a
mettere da parte per l'anello di Klra e per i corsi in autunno.
Non aveva i risparmi di Tibor; non aveva lavorato per sei anni
prima di andare a scuola. All'improvviso si sent male e dovette
abbassare il finestrino per prendere un po' d'aria.
Dovevo avvisarti prima, disse Jzsef. Cos avremmo viaggiato
insieme.
 colpa mia, disse Andrs. Non me la sentivo di vederti
dopo la sbronza che mi ero preso in camera tua.
Mai vergognarsi, disse Jzsef. Non con me. Non per
una ragione del genere. Poi si rivolse a Tibor. E tu? chiese.
Come ti trovi alla facolt di Medicina? Era in Svizzera?
In Italia.
Ma certo. Per cui sei quasi un dottore ormai.
Ancora ce ne vuole.
E cosa ti porta in citt?
 una lunga storia, disse Tibor. La versione ridotta 
pi o meno cos: sto corteggiando una ragazza che si  sposata
da poco con un amico di Andrs. Sono contento che parti, cos
non mi obbligherai a dire altro.
Fantastico, rise Jzsef. Peccato non avere tempo per
la versione integrale.
Raggiunsero la stazione e il tassista scese a slegare i bagagli dal
tettuccio. Jzsef apr il portafoglio e cont i soldi. Andrs e Tibor
scesero dopo di lui e lo aiutarono a portare dentro le valigie.
Mi sa che vi conviene andare, disse Jzsef. Se riesci a
venire a Budapest, passa a trovarmi che beviamo qualcosa insieme.
Ti presenter qualche amica.
Monsieur Hsz, il rubacuori, disse Tibor.
Ci conto, concluse Jzsef strizzando l'occhio. Poi si mise
a tracolla la cartella color castagna e si avvi a grandi passi
dentro la stazione affollata.
Solo pochi giorni dopo, Andrs sarebbe stato costretto a tornare
alla Gare du Nord con le sue valigie, la sua cartella. Ma
quella sera, mentre si accingeva con Tibor alla lunga camminata
fino a rue de Svign, sapeva soltanto che doveva andare al consolato
a spiegare che gli occorreva un visto da visitatore. Solo
fino alla fine del mese, solo per il tempo necessario a ottenere
la licenza matrimoniale e sposare la sua fidanzata. Dopodich
avrebbe avuto diritto alla cittadinanza francese, no? Sarebbe
potuto andare e venire a piacimento, no?
Da Klra trovarono tutte le luci accese e le donne chiuse in
camera da letto. Ilana usc ad avvertire Andrs di non entrare;
c'era la sarta e dietro la porta si svolgevano i preparativi segreti
dell'abito da sposa.
Andrs fece un verso di costernazione. Lui e Tibor andarono
in salotto e sedettero ai lati opposti del divano. Tibor estrasse
di tasca i documenti e controll il visto.
Il mio  valido fino a gennaio, disse. E mi sono iscritto
alla sessione estiva, anche se temo non passer il corso che ho
appena abbandonato.
Per ti sei iscritto. Non dovresti avere problemi.
Ma tu? Cosa farai?
Andr al consolato, disse Andrs. E poi in municipio.
Far tutto il necessario. Ci vogliono i documenti validi per ottenere
la licenza matrimoniale.
Dalla stanza da letto venne un coro di esclamazioni, un crescendo
di risate. Tibor ripieg i documenti e li pos sul tavolo.
Che cosa le dirai?
Per ora proprio niente, rispose Andrs. Non voglio che
si preoccupi.
Domani andiamo al consolato, disse Tibor. Se spieghi
il problema magari ti concedono una proroga. E se ti fanno
difficolt, guai a loro. Alz i pugni con fare minaccioso.
Ma le sue mani erano eleganti come quelle di un pianista,
lunghe e affusolate, le nocche levigate come pietre di fiume e
i tendini si spiegavano a ventaglio come il delicato scheletro
di un'ala d'uccello.
Che Dio ci assista, disse Andrs e abbozz un sorriso.
Il consolato ungherese si trovava poco lontano dall'ambasciata
tedesca, dove Ernst vom Rath aveva incontrato il suo assassino.
A prima vista l'edificio avrebbe potuto ispirare nostalgia di casa
a un espatriato; la facciata era intarsiata di mosaici raffiguranti
scene di Budapest e della campagna. Ma l'artista aveva un misterioso
gusto dell'orrido: gli esseri umani sembravano gonfi e
anemici, i paesaggi pativano una mancanza di prospettiva visibile
giusto quel tanto da indurre un vago senso di nausea in chi
li guardava. In ogni caso Andrs non aveva quasi toccato cibo
a colazione; la notte prima non aveva praticamente chiuso occhio.
Era in qualche modo riuscito a superare la serata senza
accennare la situazione a Klra, ma lei aveva subodorato qualcosa.
Dopo cena, mentre lui e Tibor si preparavano a tornare
nel Quartiere latino, lo aveva fermato in corridoio chiedendogli
se aveva dei dubbi sul matrimonio.
Niente affatto, aveva risposto Andrs. Anzi, non vedo
l'ora di sposarti.
Anch'io, aveva detto lei, abbracciandolo nella penombra.
Lui l'aveva baciata, ma la sua mente era altrove. Pensava
a quel che lo aveva turbato di pi dopo la corsa in taxi nel pomeriggio:
non la prospettiva di un contrattempo al consolato,
n il problema di trovare i soldi per il viaggio in Ungheria, ma
il fatto che a precipitarsi alla stazione fosse stato Jzsef Hsz,
che era sempre parso miracolosamente al riparo dalle difficolt
della vita normale, Jzsef Hsz, spedito a Budapest per un misero
timbro su un documento.
L'indomani al consolato una matrona rossa con l'accento
dell'Hajdu inform Andrs che il suo visto era scaduto quando
aveva terminato i corsi all'inizio dell'estate, e che soggiornava
in Francia illegalmente da un mese e mezzo; doveva lasciare
subito il paese se non voleva essere arrestato. Gli consegn la
copia di una lettera prestampata che lo autorizzava a rientrare
in Ungheria. Sembrava una misura inutile; in fondo era cittadino
ungherese. Ma era troppo arrabbiato per soffermarsi su
quella stranezza. Aveva bisogno di sapere cosa fare una volta
arrivato a Budapest, in che modo tornare a Parigi prima possibile.
Tibor, che lo aveva accompagnato come promesso, tenne
le mani in tasca e si inform educatamente al posto di Andrs,
che altrimenti rischiava di mettersi a reclamare, sbraitare
e sollevare obiezioni. Grazie alle cortesi domande di Tibor,
seppero che, fornendo una lettera della scuola che attestava la
sua iscrizione e il rinnovo della sua borsa di studio in autunno,
Andrs avrebbe prevedibilmente ottenuto un altro visto
di due anni al rientro a Budapest. La lettera poteva scriverla
qualunque docente; bastava recasse l'intestazione e il timbro
ufficiale della scuola. Tibor si profuse in ringraziamenti e la
signora dai capelli rossi si dichiar perfino spiacente di quella
seccatura. Ma i suoi occhietti acquosi rimasero impassibili
mentre stampigliava in rosso rvnytelen sul visto di Andrs.
Scaduto. Annullato. Doveva partire seduta stante. Inutile andare
in municipio a chiedere la licenza di nozze; avrebbe rischiato
l'arresto mostrando dei documenti ormai privi di validit.
Il biglietto del treno si sarebbe mangiato i suoi risparmi,
ma non c'era alternativa. Avrebbe ricominciato a mettere da
parte i soldi una volta tornato.
Andrs e Tibor andarono all'cole Spciale a procurarsi la
lettera ufficiale, ma arrivati davanti al portone lo trovarono
sprangato. Ovvio: la scuola era chiusa fino alla fine di agosto.
Tutti, addirittura gli impiegati della segreteria, erano in vacanza;
sarebbero tornati solo ai primi di settembre. Andrs lanci
un'imprecazione in ungherese nel cielo caldo e lattiginoso.
Dove la troviamo la carta intestata? disse Tibor. E il
timbro ufficiale?
Andrs lanci un'altra imprecazione ma poi ebbe un'idea. Se
c'era una cosa che conosceva, era l'architettura dell'cole Spciale.
Era uno dei primi progetti che avevano studiato in laboratorio;
avevano analizzato approfonditamente ogni aspetto
dell'edificio, dalle fondamenta in pietra dell'entrata neoclassica
alla copertura piramidale in vetro dell'anfiteatro. Conosceva
ogni porta, ogni finestra, perfino gli scivoli del carbone e la rete
di tubi della posta pneumatica con cui l'ufficio centrale recapitava
i messaggi negli studi dei docenti. Sapeva, per esempio, che
raggiungendo il muro posteriore della scuola dal Cimetire de
Montparnasse si trovava una porta dietro una cascata di edera,
nascosta cos bene da non essere mai chiusa a chiave. Comunicava
con il cortile, da cui si accedeva alla segreteria grazie ad
alcune finestre che si spalancavano sui cardini allentati. Con
l'aiuto di quei passaggi Andrs e Tibor si ritrovarono nel santuario
della scuola, immerso nel silenzio delle vacanze. Presero
una scorta di carta intestata da una scatola della cancelleria e
Tibor scov il timbro ufficiale nel cassetto della scrivania di un
impiegato. N lui n Andrs erano dattilografi provetti; ci vollero
tre tentativi per ottenere la copia decente di una lettera in
cui si dichiarava che Andrs era uno studente iscritto all'cole
Spciale e avrebbe continuato a percepire la borsa di studio nel
trimestre autunnale. Scrissero la lettera a nome di Pierre Vago e
Tibor ne falsific la firma con uno svolazzo cos splendido che
avrebbe fatto invidia a Vago in persona. Poi impressero sulla
lettera il timbro ufficiale della scuola.
Prima di andare, Andrs mostr a Tibor la targa su cui c'era
scritto che aveva vinto il Prix de l'Amphithtre. Tibor la contempl
a braccia conserte. Alla fine torn in segreteria, prese
due fogli di carta intestata e una matita. Appoggi il foglio sulla
targa e la ricalc due volte.
Uno per apa e anya, disse. E uno per me.
Dovevano andare all'ufficio del telegrafo per informare
Mtys del suo arrivo. Andrs poi avrebbe avvertito i genitori
una volta arrivato a Budapest; un telegramma li avrebbe semplicemente
allarmati e una lettera dalla Francia li avrebbe
raggiunti solo dopo il suo rientro a Parigi. All'ufficio, uomini e
donne dall'aria preoccupata stavano chini sui moduli, componendo
involontariamente raffinati haiku che avevano per tema
la nascita e l'amore, il denaro e la morte. Il pavimento era cosparso
di messaggi lasciati a met: Maman, ho ricevuto...,
Mathilde: mi duole comunicarti che... Mentre Tibor consultava
l'orario ferroviario, di cui l'ufficio del telegrafo conservava
una copia, Andrs and allo sportello a prendere il modulo
e la matita. L'addetto con la visiera verde gli indic uno dei
banchi. Lui ci and e aspett Tibor, il quale gli rifer che il
Danube Express partiva l'indomani mattina alle sette e trentatre
e arrivava a Budapest settantadue ore dopo.
Che cosa scriviamo? chiese Andrs. Ci sono troppe
cose da dire.
Senti qua, propose Tibor e lecc la punta della penna.
Mtys: arrivo a Budapest gioved mattina. Per favore lavati.
Con affetto, Andrs.
Come, per favore lavati?
Probabilmente dovrete dividere il letto.
Hai ragione. Meno male che sei qui ad aiutarmi.
Pagarono, e il telegramma cominci il suo iter. Ora Andrs
doveva solo andare in rue de Svign e comunicare a Klra
i suoi piani. Paventava quella conversazione, la notizia che
doveva darle: il matrimonio sarebbe andato a monte, il visto
era scaduto. Le avrebbe confermato che non si era sbagliata
quando aveva intuito che c'era un problema. Il destino
dell'Europa era cos incerto, come poteva convincerla che per
loro fosse diverso? Arrivati all'appartamento, scoprirono che
Klra e Ilana erano uscite per una missione misteriosa, ma
la signora Apfel non volle svelare quale. Erano le quattro; in
un giorno normale Klra avrebbe fatto lezione. Ma la scuola
in agosto chiudeva. Se non fosse stato per il divorzio di Ilana
e la partenza di Elisabet, anche loro sarebbero andati da
qualche parte, forse di nuovo nella casetta di Nizza. Adesso
erano l insieme a Parigi, circondati da negozi e ristoranti
chiusi, con la citt che sonnecchiava in una foschia dorata.
Andrs si chiese dove fossero andate in segreto Klra e Ilana.
Rientrarono un quarto d'ora dopo con i capelli bagnati,
la pelle rosea e lucente, radiose; tornavano dal bagno turco nel
6 arrondissement. Andrs non pot fare a meno di seguire
Klra in camera da letto per contemplarla mentre si cambiava
per la cena. Lei gli sorrise da sopra la spalla lasciando cadere
sul pavimento l'abito estivo. Il suo corpo era diafano e fresco,
la pelle vellutata come una foglia di salvia. Era assurdo
pensare di prendere un treno che lo avrebbe portato lontano
da lei, anche per un solo giorno.
Klrika, disse e lei si volt a guardarlo. I capelli ormai
asciutti s'inanellavano morbidi intorno al collo e alla fronte; la
desiderava cos tanto che avrebbe voluto quasi morderla.
Che c'? Klra gli pos una mano sulla pelle nuda del
braccio.
 successa una cosa, disse. Devo andare a Budapest.
Lei strabuzz gli occhi stupita. Ma Andrs... ossignore, 
morto qualcuno?
No, no. Mi  scaduto il visto.
Non puoi andare al consolato e basta?
Hanno cambiato le regole. L'ho saputo da Jzsef. Anche lui
 dovuto partire, stava andando alla Gare du Nord quando l'ho
incontrato. Adesso risiedo in Francia illegalmente, secondo il
governo. Devo partire subito. C' un treno domattina.
Klra prese una vestaglia di seta bianca e se l'avvolse intorno
al corpo, poi si sedette su una poltrona bassa accanto alla toeletta,
il viso senza traccia di colore.
Budapest, disse.
 solo per pochi giorni.
E se finisci nei guai? Se non ti rinnovano il visto? Se scoppia
la guerra mentre non ci sei? Lentamente, pensosamente,
sciolse il nastro verde che le legava i capelli sulla nuca e rest
con quel pezzo di seta in mano per un lungo momento. Quando
riprese a parlare, la voce aveva perso la sua attenta compostezza:
Dovevamo sposarci la prossima settimana. E adesso tu te ne
vai in Ungheria, l'unico posto in cui non posso accompagnarti.
Star via giusto il tempo di arrivare, vedere i miei e tornare.
Se succedesse qualcosa non lo sopporterei.
Credi che abbia voglia di andarci senza di te? disse lui
e la sollev in piedi. Pensi che sia un pensiero sopportabile,
per me? Due settimane senza di te, mentre l'Europa  sull'orlo
di una guerra. Pensi che mi vada?
E se ti accompagnassi?
Lui scosse la testa. Sappiamo che  impossibile. Ne abbiamo
parlato.  troppo pericoloso, specialmente adesso.
Non l'avrei neanche preso in considerazione mentre Elisabet
era qui, ma adesso non devo proteggermi per amor suo. Andrs,
ora capisco quanto deve aver sofferto mia madre quando sono
stata costretta ad andare via. Sta invecchiando. Chiss quando
avr occasione di rivederla! Sono passati pi di diciotto anni.
Forse posso organizzare un incontro segreto, nessuno verr a
saperlo. Se restiamo per poco tempo non correremo pericoli,
ormai sono Claire Morgenstern da quasi vent'anni. Ho il passaporto
francese. Perch dovrebbero metterlo in dubbio? Ti
prego, Andrs. Lasciami venire.
Non posso, disse lui. Non potrei mai perdonarmi se ti
scoprissero e ti arrestassero.
Sarebbe peggio che essere tenuta lontana da te?
Ma sono solo due settimane, Klra.
Due settimane in cui potrebbe succedere di tutto.
Se scoppier la guerra in Europa, sarai molto pi al sicuro qui.
La mia sicurezza! disse lei. Che cosa vuoi che me ne
importi.
Pensa a quel che significa per me, disse lui. Le baci la
fronte pallida, gli zigomi, la bocca. Non posso lasciarti venire, disse.  inutile discuterne. Non posso.  meglio che vada
a casa a preparare i bagagli. Il mio treno parte domattina alle
sette e mezzo. Quindi adesso devi fare mente locale. Devi sederti
e pensare a cosa vorresti mandare a Budapest. Posso portare
delle lettere per te.
Sai che consolazione!
Immagina che conforto dar una lettera a tua madre! Con
mani tremanti le tocc i capelli, le spalle. E io potr parlarle,
Klra. Potr chiederle il permesso di sposarti.
Lei annu e gli prese la mano, ma non lo stava pi guardando;
sembrava essersi rifugiata in un luogo piccolo e remoto.
Mentre andavano in salotto perch lei potesse scrivere la
lettera, Andrs si ferm davanti alla finestra aperta e guard
gli alberelli di castagno mostrare il pallido rovescio delle loro
foglie. Il vento fuori odorava di temporale. Andrs sapeva di
agire cos per proteggerla, di agire come un vero marito. Sapeva
di aver preso la decisione giusta. Presto lei avrebbe terminato
di scrivere le sue lettere e lui le avrebbe dato un bacio d'addio.
Come avrebbe potuto sapere che era la sua ultima notte a
Parigi? Che cosa avrebbe fatto in quelle ore? Come le avrebbe
trascorse, se lo avesse saputo? Avrebbe camminato per le strade
fino all'alba per fissarne nella mente gli scorci imprevedibili, gli
odori, le variazioni di luce? Sarebbe andato da Rosen, scrollandolo
dal sonno per augurargli buona fortuna con le sue lotte politiche
e con Shalhevet? Sarebbe andato un'ultima volta a trovare
Ben Yakov nel suo spoglio appartamento? Sarebbe andato
da Polaner, accovacciandosi al suo fianco per dirgli quello che
sentiva veramente: che gli voleva bene quanto se ne pu volere
a un amico, che gli doveva la vita e la felicit, che non si era mai
sentito cos inebriato come quando facevano nottata in laboratorio,
convinti di creare qualcosa di valido e ardito? Avrebbe
passeggiato un'ultima volta dentro il Sarah-Bernhardt, la grande
dame dormiente, fra le poltrone di velluto rosse ammantate di
polvere, nei corridoi vuoti e silenziosi, nei camerini che ancora
odoravano di cerone? Si sarebbe intrufolato nell'atelier di Forestier
per memorizzare il suo assortimento di illusioni e sparizioni?
Sarebbe rientrato a scuola dalla porta segreta del Cimetire
de Montparnasse, nel suo laboratorio, ad accarezzare la
superficie liscia e familiare del tavolo da disegno, la scanalatura
per le matite, i portamina, con gli appoggi zigrinati per le dita,
la mina dura e liscia, il clic che segnalava la conclusione di una
parte del lavoro e l'inizio di un'altra? Sarebbe tornato in rue
de Svign, la sua prima e ultima casa del cuore a Parigi, il luogo
in cui aveva visto per la prima volta Klra Morgenstern con
un vaso azzurro in mano? Il luogo in cui avevano fatto l'amore
per la prima volta, litigato per la prima volta, parlato di figli
per la prima volta?
Ma non lo sapeva. Sapeva solo che faceva bene a vietarle di
accompagnarlo. Sarebbe partito e poi tornato da lei. Nessuna
guerra sarebbe riuscita a tenerlo lontano da Klra, nessuna legge,
nessun regolamento. Si rigir fra le coperte che aveva diviso
con lei e la pens per tutta la notte. Tibor dormiva l accanto,
per terra, su un materasso preso in prestito. Il ritmo familiare
del suo respiro gli infondeva un indicibile senso di consolazione.
Sembrava quasi di essere a casa, a Konyr, appena tornati
da scuola per il fine settimana, con i genitori che dormivano
dall'altro lato della parete e Mtys che sognava nel suo lettino.
Aveva solo la valigia di cartone e la cartella di cuoio. Non
occorreva certo un taxi per quei bagagli. Si avvi a piedi con
Tibor verso la stazione, come quando era partito da Budapest
due anni prima. Attraversato il Pont au Change pens di voltarsi
ancora una volta a guardare la casa di Klra, ma non c'era
tempo; il treno sarebbe partito di li a un'ora. Si ferm solo dal
fornaio a comprare un po' di pane per il viaggio. Nelle vetrine
del tabaccaio accanto, i giornali proclamavano che il conte
Csky, ministro degli Esteri ungherese, era partito per Roma
in missione diplomatica segreta; andava per conto del governo
tedesco e si era recato direttamente dall'aeroporto a un incontro
con Mussolini. Il governo ungherese non aveva voluto
chiarire lo scopo della visita, dicendo solo che il paese era lieto
di agevolare le comunicazioni fra i suoi alleati.
La stazione era affollata di viaggiatori agostani, il pavimento
era un dedalo di zaini e bauli, casse e valigie. Presto Tibor
sarebbe salito su un treno e tornato in Italia con Ilana; mentre
erano in fila per il biglietto Andrs gli tocc la manica e disse:
Vorrei poter assistere al tuo matrimonio.
Tibor sorrise. Anch'io.
Non avrei mai detto che sarebbe andata cos.
Io non osavo neanche sperarlo, fece Tibor.
Che ragazzo fortunato, disse Andrs.
Speriamo sia una caratteristica di famiglia, disse Tibor.
Aveva spostato lo sguardo verso l'inizio della fila, dove una donna
esile, scura di capelli, aveva aperto il portafoglio per contare
le banconote. Andrs ebbe una fitta al cuore: era pettinata come
Klra, con un morbido chignon sulla nuca. Il taglio del soprabito
estivo somigliava a quello di Klra, la postura era eretta ed
elegante. Com'era crudele il destino, pens Andrs, a mettergli
davanti la sua immagine in quel momento.
Poi, mentre la donna si voltava a riporre il portafoglio in
valigia, temette che il cuore gli si sarebbe fermato: era lei. Gli
occhi grigi di Klra incontrarono i suoi, la sua mano si alz a
mostrargli un biglietto: partiva con lui. Nulla di quanto poteva dirle l'avrebbe fermata.
...
.
...
FINE Parte 3.